Coi VIP al Polo Nord, per sbugiardare le multinazionali

Orso polareQuello di Greenpeace per il Polo Nord sarà anche solo un evento mediatico, ma è la giusta risposta alla varie campagne che di tanto in tanto fanno, sotto mentite spoglie, le varie multinazionali. Partiamo da qui: la cattiva comunicazione riesce sempre e comunque a procacciare qualche risultato. Ha fatto storia in questo senso la campagna sotterranea  delle multinazionali del tabacco negli anni ’70, “Fumare non fa male”, con la pubblicazione di un manuale dove le “non verità” firmate da un pneumologo di grido si sprecavano; eppure, sembra strano oggi, ci fu una grande impennata di vendite e quindi consumo, specie tra le donne.

Reagan e i suoi poi, con la diffusa filosofia del “presentismo”, una teoria del vivere giorno per giorno che ha invaso l’economia e la società di quel periodo che diceva che solo il presente esiste, mentre passato e futuro sono irrealtà, illusioni temporali, spazi vuoti dell’immaginazione, hanno fatto il resto. Con quella teoria, durata lungamente fino al collasso del 2009, Reagan, i due Bush e le multinazionali del petrolio che avevano alle spalle, volevano convincerci che il riscaldamento del globo era una teoria, una mera ipotesi da dimostrare come tante altre; ed evidentemente hanno avuto il loro successo, dato che Cina, India e Russia, con i conseguenti danni ai rispettivi territori che oggi purtroppo ben conosciamo.

Ma appurato che anche questa si è rivelata una grande enorme bufala pagata dalle multinazionali del petrolio, torniamo al Polo Nord e a Greenpeace, che chiama a raccolta attori di Hollywood, rock star, ambientalisti e imprenditori per “Save The Arctic”, con l’intenzione di chiedere la creazione di un santuario globale attorno al Polo Nord.

Dal summit Rio+20, l’associazione dell’arcobaleno lancia una grande campagna in difesa dell’Artico. A sostenerla, voci e volti famosi: Paul McCartney, Penelope Cruz, Robert Redford, la band One direction, Sir Richard Branson (patron della Virgin), Pedro Almodovar, Thom Yorke (dei Radiohead), Javier Bardem e molti altri. Questa mattina si sono simbolicamente ribellati gli orsi polari, animati dai volontaria di Greenpeace, in tutto il mondo: erano alla grande muraglia cinese e al Taj Mahal, a Piazza San Pietro e a Rio, dove c’era l’orso polare più grande al mondo (una mongolfiera di 12 metri) di fronte alla statua del Cristo Redentore. Alla base della richiesta di Greenpeace, proteggere l’area intorno al Polo e proibirne l’inquinamento con il bando delle attività di estrazione offshore e i metodi di pesca distruttivi dalle acque artiche. I nomi delle star saranno inseriti in una capsula artica, insieme a quelli di tutti noi firmatari la petizione: raggiunto il milione di firme, Greenpeace partirà per deporla insieme alla “Bandiera per il futuro” realizzata da alcuni bambini sul fondo dell’oceano, in cima al mondo.

“L’Artico – afferma Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace international – è sotto attacco e ha bisogno che in tutto il mondo le persone facciano sentire la propria voce per difenderlo”. Eccoci.

Redazione Attenti all’uomo

Informazioni, approfondimenti e petizione da firmare: sito Save The Arctic.