Trivelle di casa nostra. In pericolo Ionio e canale di Sicilia

Trivelle nel Canale di SiciliaWWF con il dossier “Trivelle in vista” tenta di far luce sulla condizione del mare nostrum in tema di piattaforme estrattive offshore. Il risultato? Canale di Sicilia, Mar Ionio e Golfo di Taranto sembrano fortemente in pericolo, una roulette russa incombe ogni giorno su questi luoghi incantati minacciando la salute del Pianeta e degli abitanti del mare e della terra. Sembra ancora una volta che importi poco o nulla a cittadini e istituzioni del pericolo che lavora sotto ai nostri occhi; si, perché se è vero che il 4 settembre scorso il Ministro dello Sviluppo Economico Zanonato ha annunciato di avere sottratto, con il decreto del 9 agosto, 116.000 kmq di aree marine aperte ai petrolieri è altrettanto vero che il provvedimento, per l’associazione, non fa che delimitare la nuova mappa delle aree di interdizione, ma nulla dice sull’effetto sanatoria per i procedimenti in corso al 29 giugno 2010 dell’art. 35 del “decreto sviluppo” 83 del 2012 né presenta un calcolo di quanti kmq sono già interessati da istanze, permessi di ricerca e concessioni nelle zone interdette.

Ve la ricordate la tragedia del Golfo del Messico? Quella in cui una piattaforma petrolifera cominciò a sversare tonnellate e tonnellate di petrolio in mare? Un evento così disastroso non si era mai registrato e nonostante il tentativo delle lobby di mettere a tacere l’accaduto le TV di tutto il mondo non poterono fare a meno di documentare l’accaduto per mesi; poi, calato l’interesse tutto tacque ma la fuoriuscita è continuata e il risultato è ancora oggi un danno incalcolabile alla flora e fauna acquatiche e di terra. In piccolo questo potrebbe succedere in casa nostra e il risultato sarebbe ancora peggiore visto che il Mediterraneo diverrebbe una vasca asfittica, desertificata.

Molti, anche tra i cittadini, associano l’indipendenza petrolifera a una maggiore autonomia economica e politica. Se questo poteva essere vero qualche decina di anni fa oggi è una menzogna bella e buona. Oggi, vince in sovranità chi è più indipendente dalle fonti canoniche, chi risparmia sui consumi e chi produce a impatto zero sul proprio territorio. Va ripensata la politica insomma e va costruito un piano economico serio per il futuro, un piano che metta in cantiere sviluppo e innovazione nel rispetto delle vite di tutti. Solo in questo modo sarà possibile una ripresa.

Redazione Attenti all’uomo

Appello WWF "Petrolio nel Canale di Sicilia? No grazie!"