Test cosmetici. Buone notizie dalla Cina

ConiglioÈ una strada ancora lunga quella che deve percorrere la Cina in tema diritti animali, ma di tanto in tanto una buona notizia ci arriva anche da questo nuovo colosso economico.

Un’azienda che voglia commercializzare i propri prodotti cosmetici in questo paese deve obbligatoriamente effettuare dei test sugli animali; è proprio per questo motivo che alcuni noti marchi, appena pochi mesi fa, sono finiti nell’occhio del ciclone, dovendo (o volendo) rinunciare a una politica cruelty free per ampliare il proprio mercato.

Una cosa ritenuta inaccettabile per molti consumatori che li sceglievano proprio in virtù della loro identità etica. È stato proprio l’atteggiamento rigido del governo cinese che ha spinto PETA ad avviare una complessa iniziativa che favorisse il trasferimento di know how scientifico relativo agli efficacissimi metodi alternativi di sperimentazione già in uso in America e in Europa.

Il risultato? I funzionari cinesi, in questo momento, sono allo step conclusivo per l’approvazione definitiva del primo metodo di sperimentazione di tossicità degli ingredienti cosmetici che non prevede l’utilizzo di animali (3T3 Neutral Red Uptake Phototoxicity Assay). Un risultato sorprendente, soprattutto se consideriamo che la Cina non possiede una cultura del cruelty free.

Un sentito grazie va alla PETA, ma anche a chi tra noi ha fatto sentire la propria voce, obbligando questa potenza economica ad ascoltare e dimostrando quanto sia davvero utile partecipare ad azioni anche tramite petizioni e “semplici” invii di mail.

Redazione Attenti all’uomo

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