Terra Madre. Il futuro sostenibile ha radici antiche

Salone del GustoPer alcuni di noi la parola Kamchatka è fortemente evocativa. Le serate interminabili passate intorno al tabellone del Risiko, studiando strategie e recitando formule scaramantiche prima del lancio dei dadi, nell’ardua missione di conquista del mondo intero. Alcuni di noi sanno localizzarla sul mappamondo e anche quanto sia importante conquistarla, per assicurarsi il dominio dell’estremo oriente. Per gli altri, con rare eccezioni, la stessa parola è sconosciuta. Per tutti, si, la Kamchatka esiste davvero: è una penisola dell’estremo oriente russo e a Torino, da oggi (e fino al 29 ottobre), si possono incontrare dei pescatori di salmone provenienti da quella regione posta all’altro capo del mondo. Se poi stanno sorseggiando un thè insieme a degli apicoltori di Wolisso, Etiopia, e a produttori di cacao biologico della sfortunata isola di Haiti, allora sono sicuramente al Lingotto, e l’evento in cui si trovano è il Salone del Gusto Terra Madre.

Terra Madre cresce di anno in anno (ad oggi aderiscono oltre 2000 comunità del cibo, distribuite in 150 paesi), grazie agli incontri di Torino ma anche alle riunioni regionali che si tengono con regolarità in tutto il mondo. Questi raduni offrono a migliaia di agricoltori, pescatori e produttori di cibo artigianali l’opportunità di discutere e condividere le loro conoscenze ed esperienze e di tornare ai loro Paesi di origine con l’energia positiva di una comunità internazionale unita da una visione comune. Anche l’Italia è, e dovrebbe essere ancora di più, in prima linea in questa battaglia per preservare e valorizzare la straordinaria cultura enogastronomica, la sapienza millenaria su cui si fonda l’eccellenza dei suoi prodotti e la sua grande biodiversità (in Italia, caso unico al mondo, esistono per esempio ben 350 vitigni autoctoni ufficialmente registrati). Insieme alle  ricchezze culturali e paesaggistiche (laddove si riuscisse a fermarne la distruzione), sono un vero tesoro.

Alla base dei valori di Terra Madre, c’è il rispetto innanzitutto: della Terra, dell’ambiente, del lavoro dell’uomo. Carlo Petrini, fondatore di “Slow Food” e attore principale nella nascita e nella diffusione della rete Terra Madre, ci ricorda infatti che il Made in Italy agroalimentare è fatto anche delle centinaia di famiglie indiane che mungono il latte per il Parmigiano, dei macedoni che lavorano nelle vigne del Barolo, degli africani che raccolgono quintali di pomodoro San Marzano in Campania. L’Italia ha bisogno del loro lavoro e deve trattarli con profondo rispetto per poter vantare la propria eccellenza nel mondo.

Gli eroi delle comunità del cibo di Terra Madre hanno volti antichi e segnati dalla fatica: queste facce, così antiche e moderne allo stesso tempo, hanno in loro la capacità di regalare a chiunque di noi voglia davvero guardarle lo stimolo per creare un mondo più sostenibile, cominciando dai nostri stili di vita e di consumo.

Riccardo Siani
Project Manager
Professionista del Marketing Digitale

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