Terra dei Fuochi, un territorio in fumo

La terra dei fuochi In questi giorni, anche grazie a campagne di comunicazione mirate che hanno coinvolto volti più e meno noti, nel nostro Paese si discute di un fenomeno che in Campania è ormai noto, anche se per anni è stato sottovalutato. Parlo della pratica criminale d incivile di sversare illegalmente nelle campagne cumuli di rifiuti, a volte tossici, che vengono dati alle fiamme dando vita a roghi che disperdono nell’aria e nelle terre circostanti sostanze tossiche, potenzialmente letali. Questo fenomeno imperversa in un territorio ben definito compreso tra i comuni di Napoli e Caserta: la Terra dei Fuochi, così battezzata per la presenza quotidiana di suggestivi falò che illuminano il tramonto. Un’area fortemente urbanizzata, dove risiedono circa 150 mila persone e ben 39 discariche di cui 27 probabilmente contenenti rifiuti pericolosi. Dal gennaio 2012 all’agosto del 2013 (neppure un anno insomma) i roghi contati sono più di 6000. Tutti ormai assorbiti nei nostri polmoni e nel nostro organismo.

A gestire questo ciclo della morte è notoriamente la camorra, che dei rifiuti ha fatto il suo business maggiore, ma non solo. L’assenza delle istituzioni, di chi insomma dovrebbe controllare e vigilare sul territorio a salvaguardia dello stesso ha inciso con forza addirittura maggiore sul disastro che oggi è sotto gli occhi di tutti. Le conseguenze di questo sistema di smaltimento che abbatte notevolmente i costi per le industrie, ricadono infatti sugli abitanti della zona; secondo la Relazione Annuale della Procura Nazionale Antimafia, dal 2008 “si registra un accumulo di diossina ed una presenza di determinati inquinanti nel sangue e nel latte materno in gruppi di popolazione a differente rischio di esposizione nella popolazione residente nell’ambito delle Asl Na3, Na4, Ce1 e Ce2 (sostanzialmente nella provincia nord di Napoli e nel basso casertano) […] hanno poi dimostrato che la vicinanza residenziale a luoghi dove sono presenti rifiuti rappresenta uno dei principali fattori in grado di influenzare l’entità dell’esposizione”. Ma già nel 2004 l’autorevole rivista internazionale The Lancet Oncology aveva evidenziato in un rapporto un forte incremento, tale da superare la media nazionale, di patologie oncologiche nell’area di Nola, Marigliano e Acerra.

I romani quell’area la chiamavamo Campania Felix, Campania prosperosa, una terra ricca e fertile che oggi sponsorizza prodotti agroalimentari avvelenati. Senza creare facili allarmismi occorre considerare che questa regione è la terza in Italia per produzione agricola e rifornisce il mercato nazionale ed estero, per cui alcuni dei prodotti che mangiamo tutti noi derivano anche da quelle terre (oltre che dal resto della Campania fortunatamente non interessata dai roghi tossici).

Il governatore della regione Campania, Stefano Caldoro, ha dichiarato che ci vorranno 80 anni per bonificare questa area (la bonifica non sarà completa prima del 2050 e, per quanto riguarda il percolato, senza avviare gli interventi, dovremmo aspettare fino al 2080), quindi la domanda che ormai mi tormenta è: cosa facciamo nel frattempo? Continueremo a guardare dai balconi e dalle finestre di tutto il Paese questo ennesimo scempio che ha posto una bomba a orologeria sul nostro futuro più prossimo? Bisogna ripensare e attuare nuovi modello socio-economici basati sullo sviluppo eco-sostenibile, bisogna combattere contro la piccola e grande criminalità organizzata, bisogna pretendere che lo Stato non chiuda comodamente gli occhi sui nostri destini. Oggi non è più una scelta, oggi si muore.

Elisa Macciocchi
Sociologa
Esperta in Sviluppo Sostenibile

Sito La Terra dei Fuochi