Stagionalità: un valore da ritrovare, a tutela dell’ambiente e della salute

StagioniTra i prodigi del progresso possiamo annoverare la libertà di nutrirci dei prodotti della terra che più amiamo, durante qualunque stagione. Carciofi, cavoli, melanzane, cime di rapa e altri ortaggi sono ormai disponibili per buona parte dell’anno. Poi ci sono i prodotti “highlander”, quelli cioè che sembrano non avere ciclicità perché non smettono davvero mai di essere nei banchi del supermercato o del fruttivendolo sotto casa: pomodori, zucchine, alcuni tipi di insalata, rucola e altri ancora, basta chiedere per averli sempre identici a se stessi, ad agosto come a dicembre. I giovani forse non ci fanno neanche più caso ma basta avere più di 30 anni per ricordare che un tempo ogni stagione aveva i suoi piatti tipici e l’attesa per tornare ad assaporare alcuni di essi era carica di gioia: i broccoli volevano dire Natale, i carciofi Pasqua, il coloratissimo trittico melanzane, peperoni e zucchine estate. La stagionalità aveva un profondo valore che oggi si è perso con evidenti effetti negativi sulla salute e sull’ambiente.

Come prima cosa va detto che per mantenere costante la vendita dei prodotti i campi agricoli sono trasformati in vere e proprie industrie a cielo aperto con tanto di serre riscaldate 24/24, irrorate di anticrittogamici e fertilizzanti. Questo comporta un inevitabile inquinamento del suolo e delle falde acquifere oltre che dei corsi d’acqua, in aggiunta l’uso di carburanti e di elettricità per il mantenimento della temperatura dei capanni scarica in atmosfera polveri sottili e CO2 in quantità enorme. Insomma tutta la naturalezza del raccogliere ciò che la terra dona si dissolve in una nuvola di gas serra e pesticidi. A oggi, le attività agricole contribuiscono con una quota decisamente pesante all’inquinamento ambientale globale: tale stato delle cose potrebbe essere cambiato in modo drastico scegliendo semplicemente la stagionalità, intaccando cioè la domanda dei prodotti derivanti dall’agricoltura impattante.

A questo discorso generale se ne aggiunge poi uno di carattere personale: la stagionalità dei prodotti ha effetti positivi sul nostro organismo. Altrimenti detto, c’è una ragione funzionale per cui d’inverno ci nutriamo di certi prodotti della terra piuttosto che di altri, il nostro corpo necessita di nutrimenti differenti durante i mesi dell’anno perché differenti sono le condizioni esterne e dunque gli stili di vita che assumiamo, o almeno dovremmo assumere.

Insomma seguire un’alimentazione rispettosa dei ritmi di Madre Natura e del nostro corpo è un guadagno per tutti, sopratutto aiuta l’agricoltura buona e la crescita del biologico; una rivoluzione culturale nel nostro Paese è già in atto, siamo tutti più attenti a ciò che mangiamo e al modo in cui viene prodotto, ma occorre coraggio e sostegno a quegli agricoltori che stanno investendo e rischiando tutto in un’inversione di tendenza che, purtroppo, ha ancora l’effetto di un sasso gettato un un lago presidiato dalle multinazionali agricole. Preferiamo un’agricoltura buona, è un guadagno per tutti.

Alessandra De Sio
Dott. di ricerca in Marketing
Professionista del Marketing Etico e Ambientale