Scozia e vento. Di cambiamento?

Centrale eolica offshoreEsattamente un anno fa ero nel bel mezzo di un intenso e movimentato viaggio “on the road” lungo le coste della Scozia: terra spesso affascinante e per lunghi tratti incontaminata, ma di certo non propriamente accogliente e di facile approccio. Uno degli elementi che più di tutti (forse ancora più della classica, inaffidabile pioggia britannica) mi convinse di questa mia ultima considerazione fu il vento: compatto o a strappi, impetuoso o appena accennato, piacevole o inopportuno. Imprevedibile insomma, ma fondamentalmente perenne e onnipresente, tanto da dare la forma agli alberi in alcuni particolari tratti di paesaggio.  Pensai più volte, ammetto tra una maledizione e l’altra, che quel vento è tutto sommato una benedizione per quella terra e che la sua importanza sarebbe cresciuta nel tempo, permettendo una costante fonte di energia pulita, se non per scelta almeno per necessità, in un futuro senza alternative.

Ricordo anche di essermi chiesto, vedendo alcune turbine all’orizzonte (tra l’altro su una distesa  proprio di fronte alla cupola futuristica della centrale nucleare di Dounreay, ora chiusa ma tuttora famosa per le perdite di combustibile nucleare dichiarate non bonificabili), quanta energia potessero produrre, e quante ce ne volessero per rendere indipendente sotto questo punto di vista l’intero paese (già le vedevo, felici turbine emancipate nella colorata fattoria eolica che si faceva largo nella mia immaginazione). Pensieri di un “giovane” ambientalista con una spiccata passione per fantasy e fantascienza…

Oggi invece ho risposte concrete alle mie domande (se non dirette, facilmente deducibili): è notizia di giornata infatti che quasi metà dell’elettricità consumata in Scozia sarà fornita dal vento se verranno approvati dal governo locale i piani della Moray Offshore Renewables. Il parco eolico da insediare nel nord del paese, per cui sono appena stati chiesti i permessi, sarà il più grande del mondo: una superficie di 300 chilometri quadrati a largo della contea di Caithness su cui “pascoleranno” 339 turbine che daranno vita a una produzione di 1,5 Gigawatt di elettricità, utili a coprire il fabbisogno del 40% delle case scozzesi.

Il progetto da circa 6,7 miliardi di euro è stato elaborato da una società mista che vede la partecipazione di soci spagnoli, portoghesi e cinesi, e di certo si pone un ambizioso traguardo che oltre a tradursi in un sostanzioso risparmio economico alleggerirà l’ambiente di 3,5 /4,5 milioni di tonnellate di CO2 (rispetto alle centrali a carbone). Questa centrale eolica non è che una tra le tante strade giuste imboccate e imboccabili. Ogni nazione, ogni popolo possiede conoscenza e opportunità differenti per fare qualcosa di concreto per la salvaguardia del proprio territorio e, insieme, del Pianeta. Non occorre altro che volerlo, basterebbe tornare a interpretare il rapporto tra uomo e natura, certamente alla luce di uno sviluppo tecnologico (non dirò mai culturale) che troverebbe qui la sua reale ragion d’essere. Come dimostra questa notizia, appunto.

Voglio strapparvi un sorriso per concludere: come in ogni storia di successo, qualcuno si sta battendo perché questo progetto non veda la luce! L’antagonista di turno è il miliardario statunitense Donald Trump. Le turbine, alte 200 metri, rovineranno il panorama del nuovo campo da golf che desiderava costruire sulla costa. L’ennesima dimostrazione che spesso chi più possiede, meno si interessa del bene comune (la cui massima espressione è proprio l’ambiente, per quanto mi riguarda): e allora, interessiamocene noi.

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale