Satao, un altro elefante vittima dei bracconieri: quando l’ultimo?

Satao, ennessimo elefante ucciso dai bracconieriNoi di Attenti all’uomo parliamo purtroppo spesso di specie in via d’estinzione e uno degli animali protagonisti involontari di denunce e allarmismi è l’elefante: un animale meraviglioso, simbolo di grandezza, coriaceità e “memoria”, protagonista di tante leggende e altrettante storie. Purtroppo però la cronaca, come detto, ci racconta quasi sempre una realtà drammatica: che sia la follia del Re Juan Carlos, ex-presidente effettivo di WWF Spagna fotografato in bella posa con un elefante appena ucciso durante una vacanza safari, o la scoperta di una nuova tratta del mercato dell’avorio, il risultato è che ci sono sempre meno elefanti in tutto il mondo, dallo Sri Lanka alla Thailandia, all’Africa. Oggi vi raccontiamo di un altro elefante in meno, purtroppo: è infatti stato trovato il corpo senza vita di Satao, probabilmente il più vecchio elefante del continente africano.

45 anni, noto per le enormi zanne che sfioravano la terra a ogni passo, viveva in Kenia, nel Parco nazionale dello Tsavo: è stato ucciso dai bracconieri a maggio, con delle frecce avvelenate (non dovrei più, ma la codardia nella codardia di questa gente mi sorprende sempre), il corpo a mala pena riconoscibile dopo lo scempio compiuto sulla sua testa per estrarne le zanne. “Abbiamo perso un vecchio amico”, dicono i rappresentanti di Tsavo Trust, l’organizzazione che lavora per la conservazione della natura e degli animali nel parco: una frase apparentemente di circostanza, che dovrebbe in realtà farci riflettere profondamente e sentire a disagio per quanto accaduto.

Praticamente in concomitanza con la triste notizia di Satao, il CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) ha pubblicato un rapporto che evidenzia il persistente rischio di estinzione del più grande mammifero terrestre, proprio a causa di bracconaggio. Oltre 20.000 gli elefanti uccisi per l’avorio nel 2013, un dato che indica come la forte tendenza al rialzo di uccisioni illegali di elefanti osservata a partire dalla metà degli anni 2000, che aveva raggiunto il picco nel 2011, si sia stabilizzata; una buona notizia nella cattiva? No, perché i livelli di bracconaggio restano allarmanti e continuano a superare di gran lunga i tassi di crescita della popolazione di elefanti naturali; da ricordare anche come, vista la strettissima struttura organizzativa e familiare dei branchi, anche la morte di un solo esemplare mette a rischio la sopravvivenza degli altri membri. La fine di questa storia pare essere inevitabile: estinzione.

Che fare, dunque? La risposta purtroppo non è facile: direttamente, possiamo essere d’aiuto ovviamente evitando in ogni modo di acquistare oggetti d’avorio (e qualsiasi oggetto “derivato” dall’uccisione di animali, esotici o meno che siano) e stando attenti e pronti a firmare le petizioni internazionali sul tema (WWF è molto attiva sul tema, ricorderete il mezzo milione di firme raccolte e consegnate al Primo Ministro thailandese Yingluck Shinawatra per bandire il commercio d’avorio). Indirettamente, come spesso vi diciamo, assumere uno stile di vita ogni giorno più sostenibile può migliorare le condizioni generali di questo nostro mondo tanto bisognoso di piccoli gesti di cambiamento.

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale