La città dove i veterani di guerra sono gli alberi

Veteranas de guerraCosa succede a una cittadina che nel corso di una manciata di anni si trasforma in una megalopoli? Quella di San Paolo del Brasile non è che una storia come tante: un piccolo paese di 30.000 abitanti che, sotto la spinta dell’urbanizzazione e del popolamento incontrollato, ne conta oggi 20 milioni e ha l’aspetto di un tumore fatto di cemento e di strade, nato nel cuore di uno dei polmoni del mondo. Qui sopravvive silenzioso uno sparuto gruppo di veterani: gli ultimi, sconfitti alberi della Mata Atlantica.

L’animo umano deve davvero essere sempre lo stesso se dal tempo dei conquistadores a oggi nulla è cambiato; quando gli spagnoli e i portoghesi sbarcarono nel sud dell’America si comportarono con i popoli nativi come sanguinari invasori, negoziarono la loro pelle con l’oro e con le terre e dove incontrarono resistenza rasero al suolo, forti delle loro armi e di un’attitudine alla violenza affinata durante secoli di crociate, guerre, mercantilismo e legge del più forte. La vittima cambia, il carnefice no, ed è così che San Paolo nell’ultimo secolo e mezzo si è voracemente espansa, sterminando la natura, contorcendone il profilo, prosciugando vene d’acqua e scacciando (massacrando in vero) la fauna autoctona.

La Mata Atlantica, straordinario bioma ricco di zone umide e composto da una vegetazione unica al mondo, un tempo accoglieva tra le sue braccia i 30.000 abitanti dell’antica “São Paulo”, poi è stata gradualmente annientata per far posto a grattacieli, palazzi, parchi, centri commerciali e industrie; a quel punto, gli alberi e le piante scelte per “arredare” questo nuovo contesto urbano sono state tutte importate, per necessità (la natura autoctona era appena stata annientata…) e per assecondare il gusto di un popolo nostalgico delle proprie origini o desideroso di un respiro occidentale. Questo ha trasformato i pochi alberi sopravvissuti in dei veri veterani di guerra, protagonisti di una lotta perduta in partenza, quella che ogni albero ingaggia di fronte a un uomo armato di motosega e ruspa.  Relegati allo stato di reietti, gli ultimi esemplari della Mata Atlantica si nascondono in alcuni angoli della metropoli: l’uomo ha concesso loro un’agonia più lenta, fatta di potature funzionali a non disturbare la vita dei cittadini e di inquinamento; per comprendere la loro condizione basterebbe immaginare se stessi sradicati dalla propria casa e incatenati nel cuore di una discarica. Così, alberi che un tempo accoglievano animali colorati ed erano attraversati dal vento e dalle piogge, percorsi da ruscelli e animati dai suoni della foresta pluviale, ora arredano un giardino borghese o sono deposito di cavi elettrici e di rifiuti.

Dalla consapevolezza di questo rabbioso scempio nasce un progetto unico che si propone di far conoscere questa storia (a suo modo esemplare) e salvare gli ultimi antenati della Mata Atlantica che ancora popolano San Paolo. Veteranas de Guerra si propone di agire attraverso due canali: quello della sensibilizzazione  e del trasferimento di consapevolezza ai cittadini e quello della rigenerazione degli alberi superstiti. Il sito del progetto contiene la sua missione, intense delucidazioni sull’importanza della tutela della flora residua della foresta, schede che insegnano ai cittadini a riconoscere gli esemplari e a prendersene cura, una mappa della città dove sono indicati i luoghi in cui ancora risiedono e, soprattutto,  un sistema di segnalazione degli abusi compiuti su di essi. Un’idea intelligente prima ancora che entusiasmante che lascia ampio spazio alla riflessione, perché il connubio tra uomo e natura deve tornare a essere siglato dal rispetto e perché, come anche noi di Attenti all’uomo diciamo sempre, non c’è cambiamento senza conoscenza e consapevolezza.

Tra necessità di salvaguardia dell’ambiente e forestazione urbana, come anche afferma Ricardo Cardim, botanico e ambientalista coinvolto nel progetto, quello della salvaguardia e soprattutto della riproduzione della Mata Atlantica deve essere una priorità improrogabile. Stiamo gettando in ogni angolo del Pianeta confusione nei sistemi di Madre Natura e creando i presupposti per un suicidio collettivo: è ora di fermarci e di rimboccarci le maniche per compiere un passo decisivo verso una migliore sostenibilità globale. Ieri la foresta pluviale, oggi l’Artico, domani chissà; intanto siamo già al limite, varrebbe davvero la pena riesumare la coscienza dei popoli tribali e trapiantarla nella mente dell’evolutissimo uomo-multinazionale.

Alessandra De Sio
Dott. di ricerca in Marketing
Professionista del Marketing Etico e Ambientale

Per approfondire e seguire il progetto: sito Veteranas de guerra.