Sacchetti biodegradabili? Solo se compostabili

Buste di plasticaUna notizia un po’ particolare questa che ci accingiamo a riportarvi e che può dare origine a posizioni contraddittorie. Nel decreto Sviluppo bis è stato anticipato di un anno (primo gennaio 2013 anziché primo gennaio 2014) il termine che permette di infliggere multe salate a tutti i produttori che non rispettano le indicazioni di biodegradabilità e compostabilità dei bioshopper, le buste utilizzate nel passato per spesa e trasporti di fortuna. La notizia arriva da Claudio Maestrini, presidente di Assoecoplast (associazione che rappresenta i produttori di plastica resa biodegradabile con l’utilizzo di additivi “verdi”) che promette battaglia contro questa decisione in (apparente) contraddizione con la necessità di crescita del paese.

La plastica ha intossicato il nostro pianeta e riempito i nostri mari di ogni genere di spazzatura ma sopratutto di sacchetti, responsabili tra l’altro della morte di migliaia tra cetacei e tartarughe marine, ingannate dalla loro forma che ricorda quella di una medusa (commestibile e anzi appetibile per loro). Quando arriva con l’acqua alla gola l’uomo, si sa, corre ai ripari e così anche in Italia, dalla fine del 2010, è scattato l’ordine di adeguarsi alla nuova norma che obbliga i produttori a realizzare tali shopper in materiale biodegradabile e compostabile.  Su questo argomento c’è stata un po’ di confusione, anche e sopratutto per noi consumatori che, non capendo bene quale fosse la differenza tra i due abbiamo creduto di potervi raccogliere indistintamente anche la frazione umida dei nostri rifiuti. Insomma, un po’ in verità ci si è marciato, un po’ siamo stati vittime e fautori di disinformazione. Oggi arriva una decisione dirimente sull’argomento, che però sta facendo discutere i produttori, naturalmente: i bioshopper definiti “legali” saranno solo quelli realizzati in materiale compostabile.

Secondo Maestrini questa decisione taglierà le gambe a un settore strategico come la chimica verde che produce ricerca per realizzare prodotti di plastica a minor impatto ambientale. Assoecoplast, dunque, ora chiede “un intervento urgente del ministro Passera per modificare un provvedimento che di fatto cancella dal nostro Paese un intero settore produttivo costituito da oltre 120 aziende” con “un fatturato annuo di almeno 800 milioni di euro”. In effetti le cose stanno un po’ diversamente; come prima cosa le abitudini degli italiani sono già cambiate. La maggior parte di noi, infatti, oggi si reca a fare spesa con borse di tela o di materiale sintetico infinitamente riutilizzabili, facendo crollare la distribuzione dei sacchetti di plastica (non fosse altro che perché oggi si pagano); in aggiunta a questo, le associazioni dei consumatori e quelle di tutela ambientale sono già da tempo sul piede di guerra contro i sacchetti non chiaramente compostabili. Insomma una situazione intricata che forse finirà con la vittoria dei difensori della cosiddetta “chimica verde” ma che ancora una volta ci insegna qualcosa: le trasformazioni vere vengono principalmente da noi cittadini, sforziamoci quindi di dare un messaggio etico a tutti i settori produttivi affinché si cominci a ragionare in modo chiaro in termini di sostenibilità, senza scappatoie e senza proroghe alle regole.

Redazione Attenti all’uomo