Rio+20. Obiettivi di oggi e speranze future

Rio+20L’aumento naturale della popolazione pone forti difficoltà alla conservazione dell’ambiente naturale. Sono in crescita i danni provocati dall’uomo (inquinamento delle acque, dell’aria e della terra) e sempre più evidenti i riflessi che hanno sulla salute fisica, mentale e sociale dell’uomo. Per questo motivo i paesi delle Nazioni Unite hanno nutrito l’esigenza di creare prospettive e principi comuni che dovrebbero condurli verso la conservazione e il miglioramento dell’ambiente umano e naturale.

Dal 1972 sono state prodotte Dichiarazioni (come quelle su “l’Ambiente Umano” tenutasi a Stoccolma nel 1972 e su “l’Ambiente e lo Sviluppo” tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992) e documenti essenziali per lo sviluppo sostenibile e oggi, a distanza di 20 anni dall’ultima, è stata fissata a Rio de Janeiro la Conferenza su “lo Sviluppo Sostenibile” detta Rio+20 (20-22 giugno). L’eccezionalità di questo evento sta nella richiesta, rivolta dai Governi a tutti i settori della società, di partecipare attivamente e contribuire al ripristino di condizioni di vita e ambientali più sane attraverso processi virtuosi.

In effetti è una vera e propria sfida quella lanciata , che mette alla prova la volontà della società civile. Lo scopo, infatti, sarà quello di rinnovare l’impegno per lo sviluppo sostenibile, valutare i progressi raggiunti e le lacune ancora esistenti per poi strutturare, se necessario, nuove linee guida, puntando sui tre pilastri fondamentali: ambiente, sociale ed economia. In ballo ci saranno i grandi temi di questo secolo; ovvero, il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità, la desertificazione e il benessere sociale ed economico.

Sarà indubbiamente necessario trovare nuove strade per realizzare il cambiamento che tutti auspichiamo perché, di fatto, l’aspettativa tradizionale dei paesi in via di sviluppo di ricevere sostegno finanziario dall’OCSE potrebbe non essere più (del tutto) soddisfatta in quanto anche questa fondazione, fonte di assistenza allo sviluppo, adesso è in crisi finanziaria e i flussi di capitali privati sembrano essere più affidabili di quelli pubblici. Contemporaneamente però anche l’iniziativa dei privati è ferma in attesa di una stabilizzazione della finanza internazionale; insomma, ci troviamo in un circolo vizioso e dunque una forte cooperazione tra i diversi settori della società (business e industria, giovani e adulti, agricoltori, amministratori locali, organizzazioni non governative, comunità scientifiche e tecnologiche, sindacati) risulta indispensabile.

Cosa aspettarsi da Rio+20? Molti pensano che questo evento sia stato progettato come una “conferenza di revisione” e questo purtroppo significa che la presenza dei Capi di Stato non sarà un requisito fondamentale, dal momento che non vi sono decisioni strutturali da discutere. Altro scoglio da superare è che, allo stato attuale, i governi sono molto più interessati a salvaguardare il proprio sistema finanziario, piuttosto che negoziare i propri modelli di consumo a favore di una migliore qualità di vita della popolazione mondiale. Occorrerà quindi attendere per conoscere quali saranno le risposte degli Stati partecipanti al problema che accomuna tutti noi cittadini della Terra e che sta alla base di tutte le emergenze ambientali locali: il riscaldamento globale.

Agnese Ficetola
Sociologa
Consulente in Sociologia dell’Ambiente