Protezioni solari: quali scegliere e perché

Protezioni solariÈ estate, tutti abbiamo voglia di andare al mare o comunque di goderci l’aria aperta, inevitabilmente più o meno sotto il sole; quindi, come ogni anno, ci ritroviamo nelle farmacie, nei supermercati e nelle profumerie a scegliere tra mille protezioni solari, valutando quali siano più adatte alla nostra tipologia di pelle e al tipo di abbronzatura che desideriamo ottenere. Ce ne sono di profumate, a base di frutti, in soluzione oleosa, con gel di aloe, estratto di carota e poi ancora protezione 15, 10, 25 e così via. Con tutta questa varietà, dunque, quale scegliere?

Cerchiamo anzitutto di sfatare un mito: i filtri a “protezione totale” non esistono. Non esiste nessuna crema capace di offrirci una protezione del 100%, tant’è che di recente l’UE ha vietato ai produttori l’utilizzo di questa dicitura e ha finalmente chiesto maggiore chiarezza sugli ingredienti usati per il loro confezionamento. Anche la simbologia numerica che descrive il livello di protezione tra un po’ sparirà; sulle confezioni leggeremo soltanto delle indicazioni di massima divise in categorie (livello basso, medio, alto e molto alto).

Ma, nel dettaglio, cosa ci spalmiamo addosso quando andiamo in spiaggia? Esistono due tipi di protezione, denominate “chimiche” e “fisiche”.

Le protezioni chimiche sono quelle più facilmente reperibili in commercio e quindi anche le più usate, probabilmente quelle che la maggior parte di noi ha in casa in questo momento. Se leggiamo l’etichetta di uno dei flaconi vi troveremo una sfilza di componenti, quasi tutti sintetici e derivati del petrolio. Essi sono preferiti dalle aziende produttrici perché: durano più a lungo, sono incolori, sono resistenti all’acqua e costano decisamente poco. Ma il profitto che ottiene l’azienda dalla vendita di questi prodotti noi lo paghiamo a caro prezzo, sulla nostra salute e sull’ambiente. I solari chimici sono estremamente irritanti e allergizzanti, sopratutto quando ne facciamo un uso smodato (pensando che maggiori quantità ci aiutino a restare più tempo al sole), e sono assorbiti a livello sistemico con non pochi risvolti sul nostro organismo. Una volta disperse nell’ambiente (sulla sabbia e nel mare), queste sostanze non biodegradabili non saranno mai smaltite o lo saranno molto lentamente. In sintesi le creme solari sono una sostanza tossica di cui ci ricopriamo e che sversiamo liberamente in prima persona nell’ambiente, a ogni bagno. Non ci avevate mai pensato? Fermatevi a osservare il pelo dell’acqua durante un giorno di alta affluenza di bagnanti, vi sembrerà che sia velato da una patina di olio. Alcuni studi di recente hanno anche ipotizzato che esse siano responsabili della decolorazione e della morte delle barriere coralline poiché innescherebbero dei meccanismi di soppressione dei loro sistemi di difesa, rendendole fortemente esposte all’attacco di virus.

A prescindere da tutto questo, comunque, è profondamente sbagliato pensare che basti una protezione per restare al sole tutta la giornata, sopratutto nelle fascia oraria a rischio; alcuni studi hanno avanzato l’ipotesi che l’incidenza di tumori alla pelle non varia tra gli utilizzatori e i non utilizzatori di creme solari. Tali ipotesi tuttavia bastano a far si che i pediatri concordino da sempre sulla necessità di non esporre mai i bambini al sole se non abbigliati con vestiti di cotone leggero e cappellini, coperti di protezione nelle zone che restano esposte.

Tornando al dettaglio, le protezioni fisiche invece sono sicuramente meno aggressive, per la nostra pelle e per l’ambiente, tant’è vero che sono principalmente usate nelle preparazioni pediatriche. Sono costituite da pochissimi elementi (ossido di zinco, talco o caolino e ossido di titanio: tutte sostanze minerali presenti in natura) e sono ecocompatibili. Il loro funzionamento è molto semplice: riflettono la luce del sole evitando che questa raggiunga la pelle. In questo caso più ne usiamo, maggiore sarà il livello di protezione ottenuto, a differenza delle protezioni chimiche. I solari fisici non sono assorbiti dalla pelle, sono difficilmente allergizzanti e non creano danni all’ambiente. La loro scarsa diffusione ha una sola, illogica motivazione: sono un po’ antiestetici, a causa di una leggera patina biancastra che lasciano sulla pelle.

Per completare la panoramica, ultimamente sono stati immessi sul mercato delle protezioni a base di oli vegetali e aloe, completamente biodegradabili e compatibili con l’ambiente, che uniscono la maggior parte dei benefici delle protezioni fisiche alla piacevolezza estetica di quelle chimiche.

Premettendo che una prolungata esposizione al sole fa comunque male e crea indiscussi danni all’organismo, la migliore soluzione per andare al mare e abbronzarsi con tranquillità, nostra e dell’ambiente, è e resta quella di non esporsi ai raggi solari dalle 10 alle 15 e usare protezioni fisiche e naturali adeguate al nostro tipo di pelle.

Giuliano Polichetti
Chimico Farmaceutico
Specialista in Farmacologia e Tossicologia Clinica