Pechino: allarme acqua inquinata, tra smentite e standard da rispettare

Cina acqua inquinataL’acqua, la materia prima che secondo molti sarà motivo scatenante delle future guerre mondiali, in Cina, e precisamente a Pechino, è già oggetto di un pesante dibattito aperto e gestito rigorosamente in web da  Zhao Feihong, ricercatore del Beijing Healthcare Association. Secondo lo scienziato la salute degli abitanti della capitale asiatica sarebbe fortemente a rischio proprio a causa degli altissimi tassi di inquinamento raggiunti dalle acque pubbliche. La smentita, prontissima, è arrivata direttamente da Li Liang, portavoce del Beijing Waterworks Group che fornisce acqua alla capitale, che ha assicurato come “l’acqua dei rubinetti di Pechino soddisfa standard nazionali di qualità ed è sicura da bere”.

Quella degli “standard” è ormai la motivazione più utilizzata per dirimere le controversie tra ambientalisti e agenzie governative; altrimenti detto, oggi basta che i valori delle analisi effettuate su qualunque cosa (acqua, aria, suolo, emissioni, terreno e così via) rientrino nei famosi standard fissati (da…) e nessuno se ne preoccupa più, nessuno va a sindacare sulla correttezza dei valori fissati e definiti come normali o accettabili e che in soldoni condizionano la nostra vita incidendo inesorabilmente sulla nostra salute. Più passa il tempo e più questi standard fissati diventano oggetto di studi indipendenti e alimentando polemiche da parte delle più grosse associazioni ambientaliste occidentali proprio perché la loro definizione spesso risente di decisioni politiche e di interessi economici; e, se tanto ci da tanto, una domanda sorge spontanea, cosa può mai succedere in un Paese continuamente alla ribalta per disastri ambientali e decisamente poco attento alla salute pubblica?

Di fatto, stando a quanto riporta il Global Times, le osservazioni di Zhao hanno scatenato un’immediata risposta del web: in appena 20 minuti sono piovute circa 900 domande che evidenziano una reale e diffusa preoccupazione (che probabilmente affonda le radici in una sopita consapevolezza) relativa alla sicurezza delle acque pechinesi. D’altra parte appena un anno fa Dong Liangjie, specialista di inquinamento da metalli pesanti nelle acque ed ex ricercatore presso l’Università delle Hawaii, aveva lanciato un allarme su una contaminazione da agenti chimici (come quelli delle pillole anticoncezionali), nelle forniture idriche, con picchi nel delta del fiume Yangtze. Le abitudini dei cittadini stanno cambiando da anni, riflettendo una situazione evidentemente preoccupante: nel 2009 la vendite di apparecchiature per la purificazione dell’acqua hanno superato gli 11 milioni, mentre nel 2010 sono stati acquistati 15 milioni di filtri per l’acqua.

La Cina purtroppo sembra sempre più l’esempio di un Paese che stenta a cambiare e che più che risolvere i suoi problemi tenta la strada della negazione e della repressione delle voci fuori dal coro. Tuttavia, noi cogliamo l’occasione di questa notizia per sollecitare anche le nostre coscienze. L’Italia non è il Paradiso delle acque incontaminate, anzi, all’indomani degli scandali della ormai tristemente nota “acqua al cianuro” e con il Po, il Tevere e altri grandi e piccoli fiumi che disegnano uno scenario complessivo problematico piuttosto diffuso, a essere chiamati sul banco degli imputati sono le nostre amministrazioni, ma anche noi, con le nostre disattenzioni e cattive abitudini. Sarebbe il caso di alleggerire velocemente la nostra impronta ambientale, o sarà la natura a provvedere da sé, rivoltandosi contro la nostra specie come sempre più spesso purtroppo avviene.

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale