Parenti s…coiattoli. La scomoda verità nostrana

Scoiattolo rossoLa popolazione dello scoiattolo rosso è scomparsa già da buona parte dell’Inghilterra; ora sta scomparendo da molte altre regioni europee, compreso il nord Italia (in Piemonte è completamente scomparso in più di 1150 chilometri quadrati di territorio boschivo). Si pone quindi l’ennesima pietra miliare del processo di estinzione delle specie animali che l’uomo sta portando avanti con devozione e meticolosità. Cosa sta succedendo ai nostri piccoli, schivi abitatori dei boschi, ultimamente sempre più tirati in ballo dai media tra falsi miti e verità nascoste o dichiarate? Senza bisogno di molti dettagli, si ritrovano schiacciati tra difficoltà di sopravvivenza per competizione territoriale e scarsità di cibo e ora anche un virus che pare stia decimando in tempi rapidi intere colonie. Il tutto in buona parte causato da un parente solo recentemente sulle scene europee, lo scoiattolo grigio.

Introdotto direttamente dall’America e commercializzato su tutto il nostro territorio come animaletto domestico, “il grigio” si trova ora in libertà perché vittima di abbandono o, come affermano alcuni, perché “generosamente restituito alla libertà” da parte di chi, magari stanco della sua presenza in casa, ha deciso di sbarazzarsene. Capitano naturalmente anche le fughe dagli allevamenti (talvolta caldeggiate da taluni animalisti) ma il risultato è lo stesso: lo scoiattolo grigio sta invadendo i nostri boschi, col suo carattere aggressivo e dominante rispetto al cugino rosso. Molte regioni si sono quindi trovate davanti a un dilemma: eradicare la specie a tutti i costi e con ogni mezzo (compresa cattura e soppressione o caccia) o chiudere un occhio, anzi due, e sperare che le due specie vengano a miti consigli senza disturbare nessuno.

E qui veniamo al bello. Anzitutto a fronte di immani sforzi (e dispendio di risorse) da parte di amministrazioni locali, corpi forestali e gruppi volontari ambientalisti e animalisti di trovare delle soluzioni per sottrarre in modo incruento la specie dal nostro territorio c’è poi un mercato non regolamentato che consente ancora la vendita, la distribuzione e l’allevamento dello scoiattolo grigio (che è come dire attingere l’acqua da un pozzo nel deserto per conservarla in un colapasta); in secondo luogo, proprio grazie al nostro lassismo ormai siamo già al giro di boa, perché il nostro scoiattolo rosso non solo è stato decimato dalla invasiva presenza di quello grigio, ma ora pare sia anche falciato da malattie contratte grazie a esso. Il malcontento ora si sta diffondendo tra la società civile: nessuno vuole la mattanza dello scoiattolo grigio e tutti ce l’hanno con chi sta speculando (a torto o ragione) su questa storia.

E ora davanti al dilemma ci troviamo noi che facciamo dell’ecologia e della tutela degli animali una missione di vita: dobbiamo turarci il naso davanti alla persecuzione dello scoiattolo grigio o accettare l’estinzione di quello rosso? La sola verità che emerge da questa storia è che la nostra antropocentrica passione per gli animali selvatici o esotici sta gettando caos negli ecosistemi e sempre più spesso rischiamo di compromettere la vita delle specie autoctone per preservare le invasioni inevitabili delle new entry; è accaduto con le nutrie, con le tartarughine d’acqua tanto amate dai bambini, con i pesci tropicali e ora sta accadendo con lo scoiattolo grigio. Fino a quando non ci sforzeremo una volta per tutte di fare la nostra parte per non sconvolgere gli equilibri naturali del Pianeta ci troveremo sempre nella condizione di lottare contro la nostra coscienza per fare la cosa ingiusta, ma giusta. L’animalismo è un concetto che di tanto in tanto fa davvero a pungi con la logica, sopratutto quando si trova a lottare contro disastri ampiamente evitabili.

Alessandra De Sio
Dott. di ricerca in Marketing
Professionista del Marketing Etico e Ambientale