Pandemie e vaccinazioni di massa, la verità tra abuso e necessità

Vaccinazioni: abusate o necessarie?È arrivata la stagione autunnale e con essa la paura di ammalarsi. Carta stampata, radio e telegiornali riportano a gran voce il nome della nuova, terribile influenza in arrivo, un paio di giorni ed è l’allarme sociale, come se stessero sbarcando gli alieni. Come da prassi si ripropone anche il tremendo dilemma “vaccino si, vaccino no” e viene inscenata l’ennesima puntata dell’eterna polemica tra chi sostiene la prevenzione a tutti i costi e chi la rigetta con ogni mezzo, denunciando un’oscura cospirazione ai danni di noi cittadini che mette d’accordo governi e lobby delle aziende farmaceutiche.  Il vaccino in quanto tale, a onor del vero, può essere una risorsa impagabile per alcune persone ma il problema è che la nostra società ne sta facendo un abuso, distribuendolo su larga scala e lasciando alla discrezione quasi totale del paziente la decisione di assumerlo o meno.

Pandemia, questo è il termine più pronunciato dai media nei mesi tra settembre e novembre e che oggi evoca un male perennemente in agguato, pronto a falciare le vite dei nostri cari che si sottraggono alla salvifica iniezione o pillola di turno. In realtà, come sempre la verità sta nel mezzo. Il vaccino non è la panacea di tutti i mali ma neanche un veleno, semplicemente è utile esclusivamente in determinate circostanze e solo ad alcuni tra noi; non è poi un farmaco privo di rischi e va dunque assunto sempre sotto controllo medico e dopo aver valutato il rapporto tra rischi e benefici.

I vaccini non sono tutti uguali, variano per composizione e tipologia a seconda dell’età dei pazienti; i farmaci per adulti possono per esempio contenere il famoso adiuvante MF59 (vietato in alcuni Stati per i possibili effetti collaterali che può provocare), diventato tristemente famoso qualche anno fa in occasione dell’allarme provocato dal virus H1N1 (più noto come influenza suina), risoltosi tra le altre cose con pochissimi ricoveri e milioni di scorte sprecate e danaro pubblico sperperato. L’abuso di farmaci per la prevenzione delle patologie virali è un effetto tipico della nostra società occidentale, quanto a noi italiani potrei quasi affermare che vaccinarsi è diventato uno sport nazionale; le reali motivazioni che rendono questa pratica così diffusa sono tante, ma di certo sono prevalentemente di carattere culturale ed economico. Vaccinare in massa la popolazione riduce il numero di ospedalizzazioni alleggerendo (solo in parte in verità) la spesa sanitaria, ma soprattutto le assenze sul posto di lavoro. Senza pronunciarmi sugli aspetti prettamente etici di questo approccio alla vita vi faccio osservare due cose: per prima cosa vaccinarci non ci esenta con certezza dalla malattia (sono tantissimi i ceppi influenzali e il vaccino ne copre solo alcuni), poi il nostro organismo è una macchina complessa ma perfetta, ed è quindi decisamente in grado di risolvere da sé gli attacchi provenienti dall’esterno e di sanarsi se può utilizzare il tempo che gli è necessario.

Ma allora perché e sopratutto chi dovrebbe ricorrere al vaccino? Sarebbe bene valutarne l’assunzione solo dopo i 65 anni e certamente se si è affetti da particolari patologie che potrebbero essere aggravate dalle (eventuali) complicanze dell’influenza, tutto qui; se godiamo di buona salute possiamo (e anzi dovremmo) quindi, per farla breve, tranquillamente farne a meno.

In conclusione mi sento di dare un semplice consiglio, se il vaccino vi è necessario ricorretevi in tempi utili, ovvero prima che l’influenza sia già molto diffusa, in altri casi seguite basilari regole igieniche quali: evitare spazi affollati, lavare spesso le mani, non utilizzare stoviglie o oggetti che vengono in contatto con la mucosa altrui. Se poi ritenere indispensabile dover stimolare le vostre difese immunitarie scegliete i vecchissimi lisati batterici, sicuri e sempre utili; tutto questo basta e avanza per aumentare le nostre possibilità di passare indenni o quasi attraverso la stagione invernale. Nel caso poi, nonostante tutto, vi ammaliate, ricordate che nella natura è contemplata anche questa possibilità, non siamo macchine ma esseri umani; abbiate cura di voi e un po’ di pazienza e tornerete sani e più forti di prima in breve tempo.

Giuliano Polichetti
Chimico Farmaceutico
Specialista in Farmacologia e Tossicologia Clinica