Olio emolliente: petrolio sulla pelle

Olio emollienteIn estate, soprattutto, siamo inondati da pubblicità di prodotti super idratanti che dovrebbero aiutarci a far fronte alle screpolature, ma che dovrebbero soprattutto rendere la nostra pelle lucente ed elastica, oltre che esaltare la nostra abbronzatura. Particolarmente gettonato e consigliato è l’olio emolliente, di cui detiene quasi il monopolio, almeno mediatico, una grossa azienda multinazionale che non ha bisogno di essere citata; limpido e trasparente, sembra un innocuo toccasana, piacevole al tatto e profumato. Diversamente che per shampoo, bagnoschiuma e altri prodotti di bellezza le cui etichette sembrano una raccolta di nomi incomprensibili, sul flacone dell’olio corpo non troveremo scritto altro che “paraffina liquida” (riportato anche come paraffinum liquidum o petrolatum o ancora mineral oil) e al massimo altri tre componenti, tra cui il profumo. Cos’è, quindi, la paraffina?

Semplice: un puro derivato del petrolio, al 100%. È un liquido trasparente, incolore e inodore che, a seconda del grado di purezza, viene impiegato per la produzione di olio per motori, di candele e via via (in estrema purezza) di cosmetici. È presente in quasi ogni rossetto, ombretto (soprattutto in crema) e nei prodotti farmaceutici; naturalmente la purezza della paraffina a uso cosmetico è garantita perché in caso contrario la sua potenzialità cancerogena sarebbe altissima. È il caso a questo punto di sfatare un falso mito: capita di leggere in web, anche su siti che vantano una divulgazione di tipo scientifico, che basti che il produttore scriva sulla confezione che la paraffina utilizzata nei suoi prodotti è pura ed è fatta. Questo è falso, nella realtà un’azienda deve certificare questa affermazione e il ministero per concedere l’autorizzazione all’immissione in commercio deve aver effettuato molti controlli: l’Italia avrà tanti problemi ma sui i procedimenti di verifica dei prodotti che hanno a che vedere con la nostra salute è piuttosto rigorosa.

Veniamo ora al vantato potere idratante dell’olio sintetico che, invece, è il vero fraintendimento su cui le aziende giocano per spingerci ad acquistarlo. Chiariamo anzitutto che la nostra pelle è idrorepellente. Il che significa che non possiamo in alcun modo idratarla dall’esterno; ciò che invece possiamo fare è tentare di mantenerla com’è, trattenendo l’acqua già presente ed evitandone la disidratazione. Il funzionamento di questi oli a base di paraffina è dunque simile a un leggero bendaggio plastico; viene creata una pellicola sulla pelle che ne rallenta oppure impedisce la traspirazione, rendendola più liscia e levigata. Purtroppo però quello che succede è che a essere coperti sono anche i bulbi piliferi: questo vuol dire che, quando stendiamo l’olio, blocchiamo la fuoriuscita di sebo e di tutti i batteri in esso presenti e che la pelle ha necessità di espellere. Il risultato è la probabilissima formazione di comedoni (i cosiddetti punti neri) e lo sviluppo di irritazioni e infezioni.

Dando poi per scontato che l’olio che usiamo sia un prodotto certificato e quindi assolutamente non tossico, resta il problema del danno ambientale che andiamo a provocare ogni qual volta laviamo via dal nostro corpo l’olio emolliente; in effetti è come se andassimo a lavare una tanica di paraffina nel mare, nel lago o semplicemente nella nostra doccia. Non ci si pensa ma è proprio così; chi di noi verserebbe dell’olio motore in mare? In fondo, è quel che facciamo. Cosa potremmo fare per essere tranquilli al 100%? Semplice, non comprare prodotti che contengano paraffina. Le alternative per quanto riguarda la cosmesi ci sono e sono tantissime (numerose industrie cosmetiche fanno a meno della paraffina). Quanto agli oli emollienti, ci si dovrebbe orientare verso quelli di tipo naturale, come per esempio quello di jojoba, di cocco o di mandorla, facendo bene attenzione che siano interamente a base di questi oli e non che ne contengano solo una piccola percentuale,  col resto di paraffina.

Giuliano Polichetti
Chimico Farmaceutico
Specialista in Farmacologia e Tossicologia Clinica