Olimpiadi della violenza. La mattanza russa dei cani

Sochi OlimpiadiPutin è tra le figure più controverse degli ultimi anni, un leader liberticida, intransigente, spavaldo avversario dei più deboli. Negli ultimi mesi si è fatto un gran parlare delle leggi omofobe che in Russia imbavagliano non solo gli omosessuali ma anche tutti i difensori dei diritti umani; tuttavia non sono solo uomini le vittime del Cremlino, le tanto bramate olimpiadi hanno dato il via a un deliberato massacro che ogni giorno lascia senza vita, agli angoli delle strade o nei centri di raccolta (dei veri lagher) varie centinaia di corpi di cani randagi, terrificantemente soprannominati “rifiuti biologici”.

Non ci sono parole per descrivere questo scempio, l’ennesimo deliberato atto di crudeltà operato sulla pelle di chi, vittima della società umana, si trova già in una condizione di privazione e indesiderabilità.Va ricordato che il problema del randagismo è infatti legato a doppio filo alla (a)moralità dell’uomo: agli abbandoni, all’idea opportunistica degli animali da compagnia, al menefreghismo nei confronti di quello che inevitabilmente si trasforma in un problema sociale. Le soluzioni sono sempre le stesse a quanto pare: il massacro. Sembra ultimamente essere diventata una tassa da pagare per assistere ai più grandi eventi sportivi e la cosa incredibile è che le macchine della morte non si fermano mai nè di fronte all’indignazione dell’opinione pubblica, nè di fronte alle azioni più incisive delle organizzazioni animaliste nazionali e internazionali.

La sensazione è che sia tutto inutile, come può non essere cambiato nulla dopo il dramma degli Europei 2012 che hanno determinato il massacro di migliaia di cani in Ucraina? Purtroppo alcuni processi sono davvero lunghi e in alcuni luoghi i diritti animali semplicemente non esistono, ma nulla è perduto. Le associazioni che hanno combattuto contro il massacro ucraino oggi sono più forti e più agguerrite che mai, qualcosa è cambiato anche nella coscienza dei cittadini; similmente, in Russia buona parte della popolazione subisce le decisioni governative sulla strage dei randagi quanto quelle sulla privazione della libertà d’espressione. Quanto a noi, non resta che continuare a fare pressione sulle comunità internazionali e sui leader politici implicati in questi atti criminosi. Arrendersi non serve a nulla, chiudere gli occhi ci rende complici.

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale