Nucleare: un male evitabile. Ma le alternative?

NucleareHo partecipato a diversi incontri del Patto dei Sindaci di Bruxelles, l’Istituzione della Comunità Europea che promuove l’unione virtuosa tra i comuni europei che s’impegnano ad andare oltre il 20-20-20 stabilito dalla direttiva “Clima-Energia” (-20% di CO2, +20% di energie rinnovabili, – 20% di energia prodotta da carburanti fossili; il tutto entro il 2020). Tra le tante domande informative poste durante gli incontri, quella che prima o poi viene puntualmente posta ai responsabili del Patto è la seguente:  qual è la vostra posizione sull’energia nucleare?

Noi di Attenti all’uomo ci definiamo “ecologisti razionali”, ed è proprio con questo principio che vogliamo trattare questo argomento così rognoso che viene glissato con paroloni inutili da molti politici, per non inimicarsi nessuno e perché “così fan tutti”, anche quegli ecologisti coscienti delle poche alternative esistenti. Cominciamo riportando la risposta che diede il vice sindaco di Parigi a nome del Patto, in una delle prime riunioni internazionali fatta a Salerno nel maggio 2010: “il Patto non ha alcuna posizione, né favorevole, né contraria alle centrali nucleari, perché il suo primo obiettivo è il risparmio energetico…” fu una risposta decisamente poco gradita ad alcuni cronisti a caccia di scoop che attendevano, famelici, una risposta del tipo a morte le centrali.

Io la giudicai, allora come ora, una risposta equilibrata e logica, e vi spiego perché:

  • il Patto dei Sindaci è nato per abbattere la CO2, causa dei tanti sconvolgimenti climatici a cui tutti noi stiamo assistendo;
  • la CO2 si abbatte utilizzando F.E.R. (fonti energetiche rinnovabili), fonti tradizionali con bassissimo potere inquinante, e soprattutto realizzando risparmio energetico;
  • la non posizione nei confronti della discussa energia nucleare sta proprio nel fatto che essa è l’unica a essere prodotta senza o comunque con minime emissioni di CO(vi risparmio la citazione di tutte le pubblicazioni scientifiche al riguardo).

Non mi voglio nascondere dietro un dito: sono un antinuclearista, ma facendo informazione ho il dovere di dire le cose come stanno. E allora è bene che prendiamo coscienza, tutti, di aver un problema da affrontare nel futuro immediato: l’Europa (e l’Italia) va spedita verso le F.E.R. (fotovoltaico, eolico e timidamente anche biomassa), già ora buona parte dell’energia elettrica che consumiamo viene da queste fonti (la consumiamo per lo più di giorno quando c’è sole e vento, mentre di notte utilizziamo quella prodotta da fonti tradizionali). Quindi il problema vero è che non esiste (ancora) un sistema di dimensioni tali da consentire l’immagazzinamento di tutta l’energia prodotta in surplus dalle rinnovabili; in parole povere l’energia da F.E.R. non utilizzata viene letteralmente persa, e i tempi per trovare un sistema di stoccaggio dell’energia sono (volutamente o no) lunghi. Per questo motivo le aziende produttrici di energia da centrali a idrocarburi (Enel, tanto per fare un esempio, ha ancora tante centrali a carbone in funzione) protestano e minacciano chiusure, non trovano conveniente tenere accese le centrali termoelettriche solo per una piccola quota di giorno, che si riduce sempre di più, e di notte, quando il consumo fisiologicamente crolla.

Vediamo ora alcuni degli studi, seri, sulla conservazione di energia rinnovabile. Il nuovo rapporto di PikeResearch dal titolo CRES  (Community and Residential Energy Storage) per esempio prevede una rete di “smart grid” presso utenti, condomini e isolati, dotata di un diffuso sistema di stoccaggio con batterie agli ioni di litio o piombo-acido ma che è un po’ lontana dall’essere realizzata in larga scala. C’è poi un  progetto realizzato in Cina presso la a BYD, produttrice di automobili che ha realizzato la “Batteria più grande del mondo” per accumulare l’energia da fonti rinnovabili. Negli USA, il Department of Energy (DOE) finanzierà con venti milioni di dollari l’anno una ricerca per lo stoccaggio di energia da rinnovabili. I sistemi dunque ci sono, studi più avanzati anche, ma nessuno al momento è pronto e, in proiezione, economico su grande scala. La stessa  Anissa Dehamna, analista del PikeResearch, valuta in almeno due anni il tempo per la creazione di una nicchia sperimentale e dieci quello per una sperimentazione su scala larga. E nel frattempo?

Il problema in effetti si pone con una certa urgenza: a breve potremmo trovarci nell’inusitata situazione di avere energia elettrica solo di giorno, perché se da una parte le F.E.R. di notte crollano, dall’altra i grandi produttori di energia da combustibili fossili (che producono anche tantissima CO2) minacciano di mettere per strada tante famiglie con la chiusura delle Centrali Termo divenute diseconomiche, quindi un cattivo affare. Allora, per essere realisti e concreti, occorre trovare una fonte energetica di base, che sostenga l’assenza delle F.E.R. di notte e che non inquini l’ambiente con emissioni. Se non ci saranno innovazioni tecnologiche a brevissimo, l’unica sarà “turarsi il naso” di montanelliana memoria e ricorrere all’energia prodotta dalle centrali nucleari già in funzione. Purtroppo, malgrado tutto.

Carlo De Sio
Giornalista
Professionista del Marketing Etico e Ambientale