Monsanto. Se il diavolo coltiva la terra

MonsantoDagli albori della civiltà l’uomo ha imparato ad allevare la natura (ovvero alcune specie vegetali commestibili) in piccoli campi, con il fine di garantire un approvvigionamento costante di cibo alla comunità. Questo, e solo questo, è “agricoltura”. Come si sia giunti oggi al punto di brevettare le sementi, trattandole come fossero smartphone o farmaci, non è dato saperlo, ma una cosa è certa, quando un diritto naturale cede il passo al profitto l’umanità genera mostri. Questo è il caso della Monsanto, multinazionale del cibo-tossico che da anni lavora per togliere agli uomini la libertà di provvedere alla propria alimentazione (e dunque il diritto alla sopravvivenza) e che ci pone, oggi, di fronte a un bivio storico: lottare per un diritto oppure trasformarci definitivamente in un popolo di sudditi mendicanti. Il 25 maggio sarà l’occasione giusta per dire basta a chi lucra sulla salute del Pianeta e sulla vita umana, partecipando a una delle manifestazioni Occupy Monsanto che si svolgeranno nelle città di tutto il mondo.

Le lobby del cibo fino a oggi sono sembrate un affare squisitamente americano, tuttavia non vi sarà sfuggito che proprio in questi giorni si sta discutendo dell’opportunità che anche l’Europa adotti un sistema di controllo serrato sui semi utilizzati in agricoltura. Una misura del genere garantirebbe (a parere di chi la promuove) una migliore tutela dell’alimentazione umana e il controllo sulla diffusione di piante cosiddette “non conformi” e potenzialmente dannose per l’ambiente e per la salute umana. Il dato di fatto è che gli unici a trarre beneficio da una pratica di controllo e brevetto delle sementi saranno le multinazionali agricole, ovvero le uniche in grado di trattare i vegetali secondo le tecniche della produzione in serie; per contro, gli agricoltori che lavorano nel settore “Bio” e che percorrono la soluzione dei piccoli appezzamenti sostenibili saranno messi in ginocchio dalla burocrazia che impedirà loro di fare il lavoro più semplice e naturale del mondo. Che sia questo il preludio del via libera europeo agli OGM?

Il sospetto è più che fondato dal momento che in America questo scenario da incubo è già realtà proprio grazie alla Monsanto che anni fa, attraverso un discutibile legame con i vertici della politica Statunitense, riuscì a ottenere il monopolio di molte sementi “brevettandone” il codice genetico (semplicemente assurdo). Tra di esse la più nota è la soia resistente ai diserbanti. Quello che molti però non sanno è che oggi l’azienda come seconda attività, o come hobby, produce terrorismo sociale e psicologico, sopratutto a danno di piccoli agricoltori autonomi. Costoro stanno entrando uno dopo l’altro nella lista nera degli “imprenditori diffidati”, multati e processati per utilizzo di sementi non a norma o per uso illecito di semi brandizzati Monsanto. Di fatto basta avere un terreno poco distante dalle colture estensive del colosso per finire in guai grossi; il vento infatti trasporta un po’ ovunque questi speciali semi così, grazie ai serrati controlli delle autorità preposte (abilmente pilotate), è sempre possibile trovare nelle colture dei piccoli una o più piantine Monsanto, protette da brevetto.

La storia della Monsanto è banalmente diabolica. In passato poduceva armi chimiche (pesticidi) a supporto delle azioni belliche degli USA, ma a un tratto intuì di poter mutare geneticamente la soia, legume sempre più richiesto, e renderla resistente ai più potenti diserbanti (qualcuno ricorderà le foto dei contadini vestiti come pompieri sopraggiunti dopo lo scoppio di una centrale nucleare): da quel giorno, quella Monsanto divenne una riconosciuta varietà di soia. Poi è stata la volta del granturco, del grano e di molti altri prodotti che hanno creato un giro di affari multimiliardario e che oggi si stanno dimostrando dannosi.

Di fatto l’azienda, protetta dal “Monsanto Protection Act” firmato niente di meno che dal Congresso degli Stati Uniti (e che in sostanza impedisce ai giudici di sospendere la vendita di sementi geneticamente modificate che essa produce), pare coinvolta nei seguenti disastri: scomparsa delle api, inquinamento delle falde acquifere e danni a flora e a fauna selvatica. In aggiunta, pare chiaramente implicata (indirettamente e direttamente) nell’incremento di tumori, infertilità e malformazioni congenite della popolazione esposta ai suoi metodi di coltivazione o al cibo che produce e commercializza. L’amministrazione Bush nel 2003 ha più volte definito il metodo Monsanto come la possibile cura alla fame del mondo; la verità è che, oggi, un piccolo team di affaristi miliardari detiene il monopolio di alcuni prodotti della terra e con esso il potere di sopprimere i piccoli agricoltori, di strappare e avvelenare grandi spazi alle foreste e potenzialmente di affamare la popolazione.

I prodotti Monsanto sono presenti in tutto il mondo e anche sulle schizzinose tavole italiane: avete capito proprio bene, le nostre tavole. In netta controtendenza con gli attuali orientamenti e le scelte della società civile, in lotta per creare un benessere ripartito e diffuso, per ripristinare un’alimentazione sostenibile e tutelare l’ambientale, oggi i nostri governi discutono dell’opportunità che il metodo Monsanto proliferi, ancora di più e sopratutto meglio. Ecco perchè il 25 maggio la nostra voce deve levarsi nitida contro coloro (imprenditori e politici) che credono nel valore del capitale, nel pofitto di pochi e nella miseria di molti. Occorre partecipare e sostenere Occupy Monsanto in tutto il mondo e creare uno tsunami popolare che ricacci l’azienda dal budello infernale dal quale è uscita. L’agricoltura è un valore, uno strumento per la sopravvivenza, un diritto che non può e non deve tradursi in un privilegio, e men che meno in un affare da lobby.

Alessandra De Sio
Dott. di ricerca in Marketing
Professionista del Marketing Etico e Ambientale

Sito Occupy Monsanto