Meno spreco alimentare: la ricetta “segreta” per salvare il Pianeta

WWF - One planet foodUna delle più grandi organizzazioni mondiali è famosa sopratutto per la difesa delle specie animali a rischio e, forse un po’ meno (più per l’occhio di noi tutti che per effettivi favoritismi), per la conservazione dell’ambiente: insieme a questi temi ve ne sono altri, a volte microcategorie dei due principali, altre volte addirittura macro. Argomenti questi ultimi effettivamente tanto vasti da un lato, quanto di difficile gestione mediatica dall’altro, che spesso devono essere semplificati, per non dire banalizzati o stereotipati, per riuscire ad avere l’eco che meritano e permettere loro di arrivare al “grande pubblico”. Mi riferisco a WWF, come avrete capito, e proprio per quanto detto voglio raccontarvi oggi di un progetto meno vistoso, meno d’impatto, ma che meriterebbe la massima attenzione, essendo vitale per tutti. Parlo di One planet food.

Questo il nome della piattaforma di WWF, appunto, dedicata all’alimentazione sostenibile, per aiutare cittadini, imprese e istituzioni ad adottare modelli alimentari a basso impatto ambientale e a migliorare il rapporto del cibo con il Pianeta. Nulla di speciale, detta cosi: in realtà, proprio uno degli argomenti di difficile lettura e ancora più difficile esposizione.

Pensiamoci: il cibo è un fondamento della vita, e quello dell’uomo ha per ovvie ragioni le conseguenze più impattanti, nel bene come nel male. Qualsiasi problema legato alla situazione del nostro Pianeta e di tutti i suoi abitanti, uomini compresi, è infatti legato oggi, più o meno direttamente, alla filiera della nostra alimentazione. Per dirla “semplificata”, il nostro alimentarci ha un costo: ogni volta che mangiamo un banale tramezzino, il Pianeta intero ha pagato il suo prezzo. Allevamenti, colture e produzioni intensive, inquinamento, sfruttamento della manodopera, consumo di risorse (una su tutte: ci vuole acqua per produrre cibo…), e via via i problemi legati alla salute, per mancanza o viceversa abbondanza di cibo, e all’etica, appunto per le incredibili differenze e per gli interessi economici legati all’alimentazione: forse ora quel tramezzino non è così scontato. In questo oceano di consapevolezza ignorata o sopita, si staglia forse il male peggiore: lo spreco.

Se infatti quel tramezzino ha una nuova “profondità” ai nostri occhi, cosa dire qualora la persona vicina a noi, nel bar, dovesse gettarne per un qualsiasi motivo metà nel cestino? Mi fermo qui e torno a One planet food. Informazione e sensibilizzazione dunque su alimentazione sostenibile, partendo e finendo con lo spreco alimentare, vera piaga dei giorni nostri come facilmente intuibile dai passaggi che abbiamo cercato di vedere insieme. Di modi per cambiare, e riuscire a nutrire i 7 miliardi di persone sull’intero Pianeta, ce ne sono, WWF ne indica diversi; attuarli, in modo sostenibile, sta a noi. Quando? Ora!

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale

Sito One planet food