Ode alla mela cilena che uccide il Made in Italy

Mele cileneÈ un po’ di tempo che si parla dell’importanza della frutta prodotta in Cile per “sanare” le abitudini alimentari degli italiani che pare non tengano più conto della stagionalità dei prodotti. Vediamo in breve di cosa si tratta. A parere delle multinazionali della frutta il prodotto italiano è di certo essenziale: fa bene alla salute e all’economia del nostro Paese. Tuttavia è risaputo come alcuni frutti, quali mele e pere per citare le più amate, sembrino non avere più stagionalità e questo perché dopo la loro raccolta sono conservati in enormi frigoriferi che li rendono disponibili sulle nostre tavole per molti mesi.

In Cile, invece, la raccolta di questi frutti comincia proprio quando la nostra termina e dunque (sempre a parere delle multinazionali) sarebbe molto meglio che gli italiani si nutrissero di freschissime pere e mele sudamericane piuttosto che di frutti nostrani “conservati”.

Ci sono almeno due osservazioni che terrei fare a riguardo. La prima è che la stagionalità del prodotto è davvero importante per la nostra salute quanto per l’agricoltura, per questo va tutelata a prescindere; altrimenti detto, c’è una ragione per cui la natura fa in modo che alcuni vegetali siano disponibili in alcuni periodi dell’anno e per cui la dieta umana varia con il variare di questi. Quanto alla seconda, vorrei sottolineare il paradosso di sostituire una cattiva abitudine, quella del consumo di cibi non stagionali, con una pessima prassi, quella di far viaggiare una mela da un capo all’altro della Terra, per un paio di settimane (quindi ugualmente all’interno di refrigeratori) e con un impatto ambientale enorme.

C’è poi l’aspetto a noi tanto caro del Made in Italy. Mangiare italiano, a prescindere, riduce notevolmente le emissioni (di un trasporto intercontinentale), ci rende sicuri della provenienza dei prodotti e dei metodi di coltivazione, garantisce il mantenimento dell’economia nazionale e il sostegno dei nostri contadini che si accollano un lavoro duro e troppo spesso poco pagato.

Sostenere il Km zero o il prodotto nazionale non è un’opzione ma un dovere e un piacere che ciascuno di noi dovrebbe sentire. Siamo perfettamente in grado di scegliere da noi ciò che fa bene alla nostra salute e al Pianeta, e in questo caso, non volendo proprio farne a meno, tra una mela nazionale conservata e una mela cilena viaggiatrice, senza dubbio, scegliamo la prima.

Alessandra De Sio
Dott. di ricerca in Marketing
Professionista del Marketing Etico e Ambientale