Mai più morti da pelliccia: un loro diritto, un nostro dovere

Visone in gabbiaLAV, associazione da sempre attiva nella tutela degli animali e nella lotta contro ogni sopruso, ha lanciato un’importante campagna che ha avuto grande successo lo scorso week-end e che replicherà in data 7 e 8 Dicembre nella maggior parte delle piazze italiane. Si tratta di un’iniziativa tesa a sensibilizzare i cittadini contro l’uso di pellicce e capi derivanti dalla morte straziante di migliaia di animali, ma anche finalizzata a raccogliere firme per fare pressione sui rappresentanti della Commissione Sanità al Senato e della Commissione Agricoltura alla Camera che per primi saranno chiamati a esprimersi su una proposta di legge che, se applicata in futuro, vieterà sul suolo italiano qualunque tipo di allevamento, lavorazione e uccisione di animali definiti da pelliccia.

Sarà retorica, ma in termini di morale, qualunque essere umano pensante dovrebbe ripugnare l’idea che una vita nasca per la tortura. Di fatto pur non pensandola così basterebbe essere un visone per un solo giorno per sviluppare un forte senso della giustizia e dell’ingiustizia e agire di conseguenza. LAV, consapevole che “mettersi nei panni altrui” è una pratica in disuso, ha proposto un’esperienza nuova con l’iniziativa Proviamo il visone: a Roma, simbolicamente, l’associazione ha infatti trasportato fisicamente delle gabbie fabbricate in modo perfettamente proporzionato per dare ai passanti l’idea dello spazio vitale che avrebbero a disposizione e del tipo di vita che vivrebbero se fossero visoni da pelliccia. A detta di chi le ha provate è un’esperienza terribile, la claustrofobia è la sensazione meno pesante alla quale andare incontro.

Pragmaticamente, passata l’emotività, va ricordato che in alcuni Paesi europei gli allevamenti sono già stati messi fuori legge, e non perché ritenuti inquinanti, non produttivi o perché la decisione è stata presa sull’onda di una qualche pressione della società civile: i rappresentanti di quei governi hanno definito autonomamente sevizia, tortura e crudeltà la detenzione di un animale per la produzione di capi d’abbigliamento-moda e comunque totalmente in contrasto con le più banali leggi statali a tutela degli animali. Altrimenti detto: come può essere illegale picchiare il proprio cane ma non rinchiudere un animale selvatico in una gabbia angusta dove impazzirà e si taglierà muso e zampe fino al giorno in cui una mano lo estrarrà da quella per lanciarlo (quando va bene) in una camera a gas?

Tornando all’Italia, è incredibile pensare come l’83% della popolazione, secondo un sondaggio Eurispes, sia contrario alle pellicce: una percentuale che non dovrebbe avere bisogno di altro per cambiare le cose anche, e finalmente, da noi.

Il diritto alla vita appartiene a ogni essere vivente e certamente l’utilizzo di animali per fini che non sono la sopravvivenza rende l’uomo ancora più negligente nei confronti di Madre Natura, in un periodo di sventure e catastrofi che solo gli stolti possono attribuire al caso. Oggi possiamo dunque fare qualcosa per loro ma anche per noi, perché l’acquisizione di una nuova etica porta sempre frutti anche dove non si è seminato. Non ci sono scuse, il prossimo week-end scendiamo in piazza e sosteniamo LAV in questa importante battaglia per la vita.

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale

Iniziativa LAV "Proviamo il visone"