Madagascar: nessun animale da rimpatriare, tante palme da salvare

Palma MadagascarBiodiversità è un concetto che dovrebbe appartenere radicalmente a ciascuno di noi, perché se sapessimo davvero cosa comporta intaccare anche un solo anello di un sistema intricato qual è quello di una foresta per esempio, ci asterremmo forse dall’essere così superficiali. Quando si sottrae una risorsa a un territorio naturale si crea un “effetto domino” in quelle restanti, come sta succedendo oggi in Madagascar dove le palme autoctone sono entrate ufficialmente nella Lista Rossa delle specie in via di estinzione. La valutazione dello status delle palme della quarta isola più grande del Pianeta è stata condotta dal Palm specialist group della  IUCN Species Survival Commission (SSC), e i risultati sono a dire poco sconfortanti.

Jane Smart, direttrice globale della IUCN, ha sottolineato l’effetto drammatico della perdita delle palme sia in termini di danno ambientale che di effetti negativi sul tessuto sociale delle popolazioni autoctone. Il Madagascar ospita, infatti, 192 specie di palma che non si trovano altrove e forniscono sostentamento a uomini e animali dell’intera isola. Il disboscamento sta mettendo in ginocchio il bioma isolano, i risultati degli studi effettuati ci restituiscono un bollettino di guerra: negli ultimi anni le foreste pluviali del luogo si sono ridotte a meno di un quarto rispetto alle dimensioni originali, una situazione insostenibile. Inutile sottolineare il ruolo terribile che le colture estensive, la raccolta illegale di semi e le industrie del legno stanno avendo nella vicenda.

Ma una buona notizia c’è, l’allarme ha dato la possibilità alle associazioni locali di organizzarsi meglio per agire in modo incisivo sulla cultura e sulle amministrazioni locali attraverso programmi mirati. Il Royal Botanic Gardens di Kew ha avviato diversi progetti  di conservazione per proteggere alcune delle specie di palme più emblematiche: un’iniziativa che incoraggia le popolazioni locali a proteggerle, proponendo anche la realizzazione di un’area protetta a Itremo. L’aiuto, poi, della Banque Nationale de Semences de Madagascar sarà determinante per la raccolta sostenibile dei semi e per la loro vendita legale (le popolazioni locali avrebbero in questo modo maggiori entrate e potrebbero dedicarsi a coltivazioni alimentari più produttive e meno invasive per la foresta).

Nel futuro, tuttavia, occorreranno uno sforzo macroscopico e una volontà condivisa internazionale per mettere realmente in salvo la vita di uno degli ultimi, veri paradisi della Terra.

Redazione Attenti all’uomo