Lo sport caccia. Visto da chi perde

L'occhio del cacciatoreImmaginate di svegliarvi una mattina e di cominciare la vostra giornata come al solito. Mettete in ordine la vostra casa, badate ai vostri figli preparandoli per la scuola e vi accingete a uscire di casa per andare a lavoro e guadagnare il denaro che vi servirà a mantenere la famiglia. Una volta fuori dal cancello e incamminati sulla solita strada, sentite dei passi alle vostre spalle e percepite che qualcuno osserva i vostri movimenti, pensate che forse vi state sbagliando e tirate dritto, seppure con un senso di inquietudine nel cuore. Nel momento in cui scorgete delle ombre furtive vi diventa sempre più chiaro che qualcosa di poco amichevole si nasconde tra gli alberi e tra i muri delle case; così, decidete che come prima cosa i vostri figli vanno messi in salvo, quindi, sangue freddo e via, li rinchiudete nel primo posto sicuro che incontrate. Poi, seguendo un istinto sempre più pulsante, prendete a scappare.

Durante la fuga le ombre diventano volti, occhi, cani affannati e oggetti metallici dalla forma poco rassicurante; nonostante cerchiate rifugio nei vicoli della città, dietro ai muri o bussando a porte che non si apriranno mai vi trovate accerchiati. Terrorizzati, vi ricordate di un sentiero che taglia tra alcuni palazzi e che potrebbe portarvi finalmente in salvo, solo che i cani sentono il vostro odore e vi stanano non appena lo avete imboccato; dopo minuti eterni di fuga avete il fiato corto e il cuore vi batte all’impazzata, siete oramai stanchi e confusi, quindi sperate che almeno i vostri bambini stiano bene, ancora in salvo nel luogo dove li avete lasciati, ma vi accorgete presto che non è così, perché vi hanno cercati e seguiti, e alla fine trovati. Appena il tempo di chiedervi il perché di tutto questo e, stretti in un angolo con una moltitudine di armi e occhi puntati contro (troppi per un solo piccolo essere), degli scoppi fragorosi riempiono l’aria.

Un dolore infinito si diffonde nel corpo e la vista vi si oscura; nelle orecchie si affievolisce il pianto disperato dei vostri figli che sprezzanti del pericolo vi si lanciano in collo. A voi non resta che lasciare questa vita alla quale credevate di avere diritto e a loro nient’altro che il nulla. Una mano pietosa o qualche duro calcio li scaccerà mentre i cani vi strattonano e gli umani fanno scempio del vostro corpo, poi via, caricati su un fuoristrada o nel cofano sudicio di un’auto, pronti a rallegrare la macabra festa di un branco vigliacco e assassino.

Questa è la caccia, vista con gli occhi di un animale, ovvio. “È uno sport”, dicono i cacciatori, ma lo sport è un’attività agonistica che mette in gioco l’abilità dell’uomo: di resistenza, velocità, problem solving e che lo pone di fronte ai propri limiti fisici spingendolo a superarli e a fare sempre meglio. Dov’è che trova posto l’assassinio di un animale in questo concetto? Etichettare la caccia come sport è un tentativo di giustificare il suo vero volto, il cacciatore non è un atleta, non ama la sfida, ama togliere la vita agli altri esseri, punto. Per ovvia sovrastruttura sociale, il suo bersaglio è un animale.

Non vi sono giustificazioni per l’attività venatoria. Si, perché se un tempo l’uomo si procurava carne mettendo in gioco il proprio ingegno e combattendo fisicamente alla pari con gli animali, con il solo scopo di sopravvivere (non di divertirsi), oggi a cosa serve cacciare (a parte rare eccezioni; alcune zone artiche, le foreste dell’Amazzonia e qualche regione dell’Africa centrale)? Combattendo lealmente l’uomo spesso era predatore, ma a volte diveniva preda, come succede in natura; la sua caccia non era differente da quella di qualunque altro animale carnivoro. E oggi? Muniti di armi, cani e organizzati in branchi numericamente superiori al necessario egli fa scempio della fauna selvatica, sperimentando tecniche sempre più vigliacche. L’uso di richiami vivi, di reti trasparenti, di lacci, di tagliole, di buche ed esche è chiamato bracconaggio, ma il massacro effettuato tramite potentissime armi e comportamenti che non lasciano scampo alcuno agli animali disarmati, è sport.

Per gli amanti degli animali i cacciatori sono l’anticristo e vanno evitati come la peste; comprensibile. Tuttavia forse è proprio il muro che mettiamo tra noi e loro che nutre la caccia: la diffusione di valori alternativi è indispensabile e, come sempre, il dialogo è l’unico strumento efficace che abbiamo a nostra disposizione. Come ogni anno, si sta inaugurando la stagione venatoria in Italia; noi inauguriamo una nuova missione.

Alessandra De Sio
Dott. di ricerca in Marketing
Professionista del Marketing Etico e Ambientale