L’Italia dice no al mais OGM

Mais Mon810: no in ItaliaSenza ma e senza se, da luglio 2013 è giunto fortunatamente, e finalmente, lapidario il decreto interministeriale che vieta in modo esclusivo la coltivazione di mais geneticamente modificato Mon810 (neanche a sottolinearlo, trattasi di un prodotto Monsanto) sul territorio italiano; una decisione molto importante e in verità non semplice, viste le pressioni sempre più incalzanti delle multinazionali del cibo sui governi di tutto il Mondo e che mai come oggi, proprio per questo, ha anche un dolce retrogusto di giustizia, quella dovuta agli ormai pochi, e sempre meno, agricoltori tenacemente rimasti a coltivare sul nostro territorio quel granturco che è divenuto nei secoli “tipico”.

Il divieto siglato dal Ministro delle Politiche Agricole Alimentari Nunzia De Girolamo con i Ministri della Salute Beatrice Lorenzin e dell’Ambiente Andrea Orlando è motivato “dalla preoccupazione sollevata da uno studio del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, consolidata da un recentissimo approfondimento tecnico scientifico dell’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che ne evidenzia l’impatto negativo sulla biodiversità, non escludendo rischi su organismi acquatici, peraltro già evidenziati da un parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare reso nel dicembre 2011”; traducendo e sintetizzando, ciò vuol dire che ci sono sufficienti prove per credere che il mais OGM sia con ogni evidenza tossico.

Nell’epoca dell’allarmismo ambientale e della ricerca di conservazione della tradizione e della biodiversità anche in agricoltura, questa decisione segna un ulteriore traguardo: se è vero che alcune Nazioni sono culturalmente più legare al consumismo, alla meccanicizzazione, al falso mito del capitalismo che rende più economici i prodotti per tutti, noi italiani (tradizionalmente consapevoli che il buon cibo faccia buona salute) possiamo dare in questo campo sempre un ottimo esempio.

L’Europa invece su questo punto deve ancora trovare un accordo, ecco perché occorre far sentire la propria voce e sopratutto vigilare, perchè la volontà del nostro popolo non sia disarmata da scelte che porterebbero le multinazionali del cibo geneticamente modificato in casa nostra.

Redazione Attenti all’uomo