Libri come lapidi. Le case editrici che distruggono la foresta pluviale

Libri GreenpeaceLeggere è tra le attività migliori che possiamo fare per noi stessi e per gli altri, i libri sono cibo per la mente, sostengono una tra le cause più nobili: la diffusione culturale. Tuttavia, come in ogni storia che si rispetti raccontata sulle loro pagine, anche tra i libri che riempiono le librerie di casa nostra si nascondono i “cattivi”: sono quelli prodotti dagli editori che divorano le ultime foreste pluviali della Terra, quelle indonesiane. L’allarme è stato lanciato da Greenpeace e poggia su numeri e dati di fatto raccolti grazie a una lunga e complessa ricerca (dal titolo che non fatichiamo ad apprezzare: “Attenti a quei libri”), fatta quando possibile con la collaborazione delle stesse case editrici. Il risultato?

Un pessimo bilancio in alcuni casi, ottimo in altri. Occorre dire che alcuni editori sono davvero responsabili, virtuosamente producono le proprie pubblicazioni cercando di avere un impatto pari a zero sull’ambiente: La Coccinella, La Gru, Terra Nuova, Fandango e pochi altri. Ci sono poi quelli che sono sulla buona strada, ma possono e anzi devono fare meglio o più, stampando prevalentemente su carta FSC proveniente da foreste certificate secondo standard affidabili: Zanichelli, Bompiani, Feltrinelli, Carocci, Laterza e molti altri fanno parte di questo gruppo, i cui componenti dovrebbero impegnarsi ad aumentare la percentuale di fibre riciclate da utilizzare per diventare “amici delle foreste”. Per ultimi poi eccoci ai cattivi, quelli direttamente o indirettamente coinvolti nella deforestazione dell’Indonesia: Mondadori, Il Mulino e Hoelpi i più noti, anche se non i soli. A andrebbe rivolta una domanda semplice: “perché?”. Si, perché macchiarsi le mani di sangue (simbolicamente, ma nemmeno troppo, visto che la deforestazione spesso si accompagna anche a negazione dei diritti umani, prepotenza e annientamento della vita animale; in questo caso degli oranghi, degli elefanti e della quasi estinta tigre di Sumatra, con  conseguente danno per l’intero ecosistema) da una parte, per offrire dall’altra letteratura, romanzi, manuali, libri per bambini e addirittura messaggi religiosi; a margine di tutto infatti tra le aziende che hanno ritenuto addirittura di non dovere risposte agli attivisti di Greenpeace ci sono le Edizioni Paoline, insieme con Giuffrè, Panini, Mursia e altre ancora. Forse queste case editrici ritengono che la distruzione degli ecosistemi globali non meriti nemmeno il tempo di una risposta.

Cosa possiamo fare noi? Una banalissima quanto pratica cosa: comprare solo presso coloro che sono nella lista green, così il messaggio sarà chiaro a chi ha dimenticato che diffondere la cultura è una missione etica, a 360°, e non fa deroghe al profitto. E allora, attenti a quei libri!

Redazione Attenti all’uomo

Per maggiori informazioni sul progetto di Greenpeace e la lista completa delle case editrici: sito Salvaforeste.