La quercia di Pinocchio. Testimone di Madre Natura

Quercia di PinocchioLa famosa quercia descritta dalla penna di Collodi nella straordinaria favola di Pinocchio e ai cui piedi il burattino seppellì i denari è ufficialmente uno degli alberi protetti, cosiddetti “monumentali”, che ancora sopravvivono sul nostro territorio. Un colosso dalle dimensioni titaniche che troneggia a Capannori, in provincia di Lucca, e che nel corso dei secoli si è guadagnato l’appellativo di “quercia delle streghe” per le strane leggende che aleggiano su di esso; un esemplare straordinario, da ammirare al pari di un’opera d’arte ma che in realtà rappresenta molto di più, dal momento che si fa portavoce di una testimonianza che forse tutti quanti dovremmo essere un po’ più inclini ad ascoltare.

In appena 600 anni questo mastodontico albero ne ha vista passare di vita: alberi in crescita, animali in movimento, uomini in evoluzione. È stato testimone di guerre, eventi gloriosi e semplici scene di vita quotidiana. Tra i rami della sua chioma di 40 metri di diametro, cresciuti in modo orizzontale perché secondo la leggenda un gruppo di streghe era solito sedervisi durante i “sabba”, sono nate e vissute migliaia di generazioni di uccelli; alla sua ombra si sono riparati uomini e animali, alcuni dei quali oggi estinti o in via di estinzione (lupo italiano, alcune razze di cinghiale e altri ancora) per mano dell’uomo. La longevità della quercia di Pinocchio è in sintesi la memoria della storia, ma sopratutto la dimostrazione del modo in cui opera la natura.

Un albero che vive da 600 anni è infatti il simbolo di un progetto eterno, la dimostrazione che la natura non ha fretta e che utilizza il tempo per creare ed evolvere capolavori. La vita sulla Terra è, infatti, esattamente il frutto di millenni di lavoro, di nascite e di morti che hanno realizzato uno straordinario equilibrio che garantisce che le stagioni si avvicendino, che il clima compia il suo miracolo di rigenerazione del mondo acquatico e terrestre e che ogni essere, vegetale o animale, contribuisca al mantenimento di un meccanismo perfetto che ha come scopo la riproduzione della vita. L’uomo sta lottando contro tutto questo e forse prima o poi finirà con l’inceppare l’orologio di Madre Natura, a scapito di tutto e di tutti; ecco perché guardando questo albero secolare si è inevitabilmente colti da un senso di stupore, ma più di tutto ci si sente un po’ giudicati da quello che è un testimone di un passato in cui uomo e natura erano in alleanza, non in opposizione.

Gli alberi secolari  sono un patrimonio per l’umanità, museo vivente del più prezioso legame al mondo, quello tra la vita della Terra e la natura, è per questo motivo che non andrebbero semplicemente protetti, recintati e catalogati nei registri nazionali degli “esemplari rari”, ma andrebbero visitati, respirati, raccontati e tramandati alle generazioni, perché la forza del loro messaggio è semplicemente nella loro presenza.

Alessandra De Sio
Dott. di ricerca in Marketing
Professionista del Marketing Etico e Ambientale