Lanterne volanti, nemiche dell’ambiente?

Sky lanternLa prima volta che abbiamo visto le lanterne cinesi illuminare il cielo come puntini di fuoco ne siamo rimasti un po’ tutti affascinati. Non sono semplicemente una novità, ma un modo differente di intendere una festa, una promessa, o semplicemente una serata in città o nella natura. Sono un antichissimo prodotto della tradizione orientale che qualcuno attribuisce all’arte bellica, qualcun altro al costume cerimoniale; comunque sia, da qualche anno ormai  anche in Italia, d’estate, le lanterne ci fanno sognare colorando la notte di molti comuni di fiammelle rosse.

Appena un anno fa coronarono una delle feste più simboliche che la Campania abbia avuto, nel cuore del parco del Vesuvio, durante la manifestazione a difesa di uno dei luoghi più belli d’Italia e che le precedenti amministrazioni volevano trasformare in una discarica. Di fronte a questa piacevole trovata, tuttavia, qualunque persona dotata di buonsenso (e che non concentri il proprio interesse al solo momento dell’acquisto e del consumo di questa esperienza) si pone almeno due domande: “ma la lanterna di cos’è fatta?” e a seguire “ma una volta atterrata, che fine farà?”. E qui arriviamo al perché di tutto il discorso.

Anticamente le lanterne non erano che cupole di carta di riso mantenute da una struttura semirigida di bambù, alla base della quale era posta un po’ di cera o di materiale infiammabile; il calore prodotto dalla fiamma riscaldava l’aria contenuta nella lanterna e la faceva decollare, proprio come avviene con le mongolfiere. Oggi in commercio ci sono molte tipologie di Sky Lantern tutte più o meno ecologiche; ma le più abbordabili, e quindi anche le più acquistate, sono quelle vendute dagli ambulanti o nei negozi cinesi. La loro composizione a questo punto varia notevolmente: ci sono quelle con la struttura metallica, quelle con la cupola in plastica, quelle con i fogli combustibili imbevuti di olii minerali o quelle con alcuni di questi elementi combinati assieme. Il risultato è che quando accendiamo una di queste lanterne e ci fermiamo romanticamente ad ammirarla, magari da una spiaggia o ai margini di un bosco, in realtà stiamo spedendo in mare o nella vegetazione un rifiuto tossico, non biodegradabile. Alcuni sindaci più avveduti ne hanno proibito la vendita e l’uso, ma per tante delle nostre città quella delle lanterne fuorilegge rappresenta la nuova tendenza.

Invitiamo quindi a essere attenti a quel che viene acquistato e a informare le persone vicine, perché un’idea così piacevole come quella di riempire il cielo di fiammelle volanti non diventi l’ennesimo gesto dell’uomo contro la natura.

Alessandra De Sio
Dott. di ricerca in Marketing
Professionista del Marketing Etico e Ambientale