L’abbandono, non solo un gesto crudele

Abbandono animaliSi avvicina l’estate e con essa il pesante bilancio degli animali da compagnia non più considerati tali e quindi barbaramente abbandonati, come e dove capita. Sembrano passati tanti anni dal tempo in cui lasciare il cane in montagna o in campagna prima di partire per le vacanze era considerato un fatto naturale; chi sceglieva di non farlo gli era semplicemente troppo affezionato. Ma per lo più, che un animale “tornasse in natura” era considerato quasi normale. La netta distinzione tra uomo e animale giustificava ogni uso di quest’ultimo, e infatti la memoria degli adulti è piena di storie che farebbero raccapricciare molti, non solo gli animalisti; oggi, una maggiore sensibilità ci fa riconoscere, forse addirittura pensare, sia ingiusto maltrattare, abbandonare o discriminare gli animali.

Come società infatti ci siamo culturalmente evoluti (quanto, lo lasciamo ai posteri…), aiutati anche dall’acquisizione di norme e leggi a loro tutela (inutile indugiare su inevitabili osservazioni su completa adeguatezza e applicazione o meno di queste ultime). Ma allora perché siamo comunque spettatori di una massiccia catena di abbandoni che in estate trova il suo apice migliore? Dura credere alla favola della famigliola che per poter andare in vacanza è costretta a lasciare per strada il cane perché nessuna struttura vuole accoglierlo: se si è capaci di compiere un gesto del genere, vuol dire semplicemente che non lo si ama e che non si ha rispetto per la sua vita come per quella di un uomo, o la propria in certi casi. Se in un albergo non accettassero bambini lasceremmo forse nostro figlio per strada?

Il fenomeno dell’abbandono ha solo ed esclusivamente una motivazione culturale e sentimentale, ma da questa motivazione dipendono purtroppo le vite di tanti animali; si, perché se prima le vittime designate erano i cani, e in minor numero i gatti, oggi per strada è possibile trovare di tutto. Coniglietti, furetti, cavie, tartarughe acquatiche, scoiattoli, pappagalli, serpenti e via andare. Non cadremo nel luogo comune di affermare che chi fa del male a un animale è pericoloso anche per la società perché,  di certo, farebbe del male anche a un uomo: chi provoca sofferenza a un animale ha a prescindere un comportamento crudele, a maggior ragione perché l’uomo dovrebbe usare la sua tanto vantata superiorità per tutelare chiunque sia più debole. Il fatto di essersi presi una responsabilità non alleggerisce il peso di una disattesa, anzi la rende moralmente ancora più intollerabile.

Come sempre, la trasformazione può partire solo dal “basso” e cioè da tutti noi: parlare, raccontare, spiegare sono primi passi da fare per aiutare le persone a comprendere il significato della parola responsabilità, a maggior ragione quando riferita al valore della vita, a chiunque appartenga. In aggiunta, tutto quello che è reato va assolutamente denunciato. Se vediamo un cane in autostrada contattiamo il 113, che provvederà a passarci la polizia stradale, come pure se malauguratamente dovessimo investire un cane o un qualunque animale ( o trovarlo già in difficoltà), soccorriamolo, è un nostro dovere morale e oggi anche legale grazie all’articolo 189-bis del nuovo Codice della Strada. Se poi vivessimo la disavventura di essere testimoni di un abbandono appuntiamo quanti più dettagli riusciamo a raccogliere (numero di targa, tipo di auto, descrizione delle persone) e denunciamo il fatto alla polizia. Se gli animali non possono difendersi, noi possiamo farlo per loro.

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale