La tassa gassata

Tassa gassata250 milioni di euro all’anno. Ecco quanto potrebbe garantire la tassa sulle bibite gassate di cui si sta vociferando negli ultimi giorni. La proposta, non ancora definitiva, prevede una tassazione di 3 centesimi su lattine o bottigliette da 33 di bevante gassate e zuccherate: un aumento che non provocherebbe sconvolgimenti o complicazioni per produttori e consumatori, regalando però alle casse dell’erario un introito “importante”.

Questo provvedimento, nel caso venisse attuato, potrebbe rappresentare un primo passo all’interno del lancio di una vera a propria campagna di sensibilizzazione (non solo come esempio e precedente, ma anche a livello concreto visto che sarebbe logico reinvestire proprio in questa direzione almeno parte dei proventi derivati dalla tassa), rivolta in particolare a famiglie e giovani, sui danni per la salute causate dal consumo eccessivo di bevande assolutamente non indispensabili nel quadro di un’alimentazione corretta e il cui consumo andrebbe dunque limitato, se non evitato. Meno appeal quindi per il prezzo di queste bibite, più spazio anche a livello di informazione per bevande e alimenti più sani, frutta e verdura in primis.

A noi pare davvero un’ottima idea, ricordando anche una delle ultime (non prima, ci teniamo a sottolineare) polemiche che avevano coinvolto proprio in Italia il colosso indiscusso nel campo, la Coca cola: come dimenticare infatti l’eclatante caso di Rosarno, in Calabria, dove un’inchiesta effettuata da parte di “The Ecologist” e in seguito ripresa da “The Independent” rese noto come la raccolta delle arance destinata alla produzione delle bibite del noto marchio avvenisse in condizioni di schiavitù per mano di migranti provenienti dall’Africa, spesso dopo aver raggiunto le coste italiane a seguito di una squallida traversata vista come unica speranza di sopravvivenza. Coca cola ha reagito tagliando i ponti e gli accordi precedentemente stipulati con le aziende calabresi produttrici di arance, a difesa della propria immagine di multinazionale “pulita”. Una storia senza bollicine.

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale