La silenziosa moria delle volpi artiche

Volpe articaLa volpe artica, animale schivo, entrato nelle fiabe e leggende dei popoli del nord per intelligenza e tenacia, sta entrando a pieno titolo nella lista delle specie a rischio. Gli scienziati dell’Arctic Council che da tempo sono impegnati nello studio del declino delle popolazioni di volpi bianche sono giunti alla conclusione che l’unico vero responsabile di tale evento straordinario sarebbe il mercurio, presente ormai in quantità “non tollerabili” nel loro ambiente naturale e dunque nella loro catena alimentare. Il fatto, oltre a rattristarci per l’ennesimo genocidio perpetrato per mano dell’uomo, getta nuove ombre sul futuro del Pianeta che ormai è allo stremo e forse, come molti scienziati “catastrofisti” affermano, sta davvero varcando una soglia di non ritorno.

Quando pensiamo all’Artico e agli animali in estinzione naturalmente pensiamo agli orsi polari, attanagliati ormai dal disfacimento del loro ambiente naturale e quindi condannati (forse) a lasciare a breve questa Terra. Tuttavia è l’intera fauna del Polo Nord che sta soffrendo da anni, messa in difficoltà da sostanze tossiche disperse e dal cambiamento climatico. Le volpi bianche, in particolare, stanno subendo una misteriosa decimazione della popolazione dal 1970: la nuova analisi pubblicata su Plos One ha come detto dichiarato la presenza di “livelli significativi” di mercurio in diverse popolazioni che vivono in ambienti anche molto diversi. Secondo gli scienziati, tali valori dipendono dalle loro diete: sulla piccola isola russa di Mednyi, nelle isole del Commodoro, per esempio, le volpi sopravvivono quasi esclusivamente mangiando uccelli marini e carcasse di foche, ovvero animali che a loro volta dipendono per l’alimentazione dal mare.

Gabor Czirjak del Leibniz Institute for Zoo and Wildlife Research, autore principale del nuovo lavoro, ha dichiarato che il suo staff lavora da tempo alla ricerca di agenti patogeni possibili responsabili degli elevati tassi di mortalità delle volpi, ma che l’unica risposta plausibile è derivata dall’analisi del pelo degli animali trovati morti, risultato positivo a elevate quantità di piombo, assorbite inevitabilmente attraverso il cibo.

Secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite, i livelli di mercurio nei mari del mondo sono raddoppiati negli ultimi 100 anni, ma nell’Artico ne è stato depositato più che in qualsiasi altra parte del Pianeta. Parimenti, il livello di mercurio trovato nei tessuti dei grandi predatori della ragione è aumentato di ben dieci volte negli ultimi 150 anni. Sarebbe bene ricordare che al di là del dramma dell’estinzione della fauna delle regioni incontaminate del Mondo, noi uomini partecipiamo alla stessa catena alimentare che sta uccidendo tutte le altre specie animali. Quanto potremo sopravvivere ancora?

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale