La grande bugia dietro il Tempio delle Tigri di Kanchanaburi

Tempio delle Tigri di Kanchanaburi“C’è chi pensa che la natura sia buona | e finisce nelle fauci della tigre. | C’è chi pensa che la natura sia malvagia | e abbatte a colpi di fucile la tigre. | C’è chi pensa che la natura sia bella | e mette nella gabbia dello zoo la tigre. | C’è chi pensa che la natura pensi | e seziona il cervello della tigre. | C’è chi pensa che la natura sia in pericolo | e fa un’oasi di protezione per la tigre. | C’è chi pensa che la natura sia Dio | e trova l’uomo nella tigre. | C’è chi pensa che la natura sia natura | e diventa parente della tigre. |
C’è chi pensa che la tigre sia la tigre | e lascia in pace la tigre.”

(Proverbio Indiano)

Se la parola “tempio” richiama in tutti noi l’immagine di un luogo consacrato al culto, alla protezione di ciò che più si ama, qualcosa sembra non funzionare in questo appellativo quando parliamo del Tiger Temple di Kanchanaburi, in Thailandia.

Nato nel febbraio del 1999, questo luogo è infatti solo apparentemente dedicato alla conservazione delle tigri e al recupero dei cuccioli rimasti orfani a causa dei numerosi episodi di bracconaggio; sarebbe invece una sorta di trappola per noncuranti, sonnecchianti o semplicemente poco informati amanti degli animali e sostenitori dell’eco-turismo. L’inganno consiste nel fatto che le tigri, lungi dall’essere “santificate”, pare siano oggetto di gravissimi maltrattamenti e svariati tipi di sfruttamento, anche a causa della stretta vicinanza con i visitatori (di tutte le età) che imporrebbe metodi duramente repressivi. Purtroppo si va addirittura al di là di questo.

La leggenda diffusa dai monaci buddisti che lo gestiscono riporta una storia seducente: un cucciolo di tigre venne condotto al monastero dopo che i cacciatori di frodo avevano ucciso la madre; il cucciolo era destinato all’imbalsamazione ma chi doveva occuparsene non se la sentì e lo portò al Tempio dove sopravvisse per un po’ dopo che erano già state eseguite alcune iniezioni di formalina. In seguito il Tempio divenne un punto di riferimento per tutti coloro che trovavano orfani abbandonati e li affidavano alle cure dei monaci. Questa bella favola, che da allora garantisce alla struttura un’affluenza di circa 900 turisti al giorno disposti a pagare i 1000 bath richiesti per farsi fotografare con gli animali, ha iniziato a rimetterci in fascino quando una donna australiana di nome Sybelle Foxcroft, fondatrice dell’associazione Cee4life, è riuscita a introdursi tra i monaci e ha potuto così documentare quanto stava realmente accadendo. Da quel momento la vicenda ha richiamato l’attenzione di molte associazioni ambientaliste che si stanno interessando al tema.

Sybelle è una donna determinata, attualmente impegnata in una battaglia educativa dura ed estenuante. I suoi nemici principali sono l’indifferenza del pubblico e la connivenza delle autorità locali. Incontrarla un piacere, intervistarla un dovere.

INTERVISTA A SYBELLE FOXCROFT fondatrice di Cee4life e autrice del libro “Behind the cloak of Buddha”

– Ciao Sybelle e grazie per la tua disponibilità. Ci racconti come sei venuta a conoscenza del Tempio delle Tigri e come sei riuscita a introdurti al suo interno?

Alla fine del mio corso di studi universitario dovevo svolgere una ricerca, una tesi, che mi ha impegnata per oltre un anno. L’argomento che ho scelto era un confronto tra zoo occidentali e asiatici, volevo stilare un programma di collaborazione tra questi Paesi con l’obiettivo di lavorare insieme per implementare standard di cura elevati all’interno degli zoo. Ovviamente sapevo che nei Paesi asiatici queste strutture non erano così accoglienti ed evolute come nel mio Paese, l’Australia, e ho ingenuamente pensato che la condivisione di queste conoscenze avrebbe potuto essere d’aiuto.

Ho scelto di svolgere questa ricerca in Thailandia, presso il Tigers Temple: è stato l’inizio di qualcosa che avrebbe cambiato la mia vita per sempre.

Per farla breve, non appena mi sono recata al Tempio ho potuto assistere all’abuso massiccio e al commercio illegale di fauna selvatica che vi si conduceva. La persona esterna che all’epoca era responsabile della struttura mi informò che stava per essere intrapresa un’investigazione segreta sotto copertura e mi suggerì di contattare l’ente per la conservazione che la stava conducendo. Il manager se ne andò poi dal Tempio in circostanze abbastanza controverse, finì per essere bandito e non tornò mai più.

Ero completamente scioccata da ciò a cui assistevo, ho di conseguenza deciso di contattare l’organizzazione in questione, Care for the Wild International, e sono diventata il loro investigatore sotto copertura.

Man mano che l’inchiesta proseguiva si sono verificate cose che io credo avrebbero potuto essere gestite molto meglio. Quando l’indagine è stata completata e poi diffusa nel mondo ha avuto di certo un impatto, tuttavia non ha potuto salvare nessuna delle tigri.

Durante il periodo in cui ho lavorato lì, ho contribuito nell’allevamento e nella crescita di alcune delle tigri. Tuttavia sapevo che questo rapporto non avrebbe potuto fare alcuna differenza, così ho capito che avrei dovuto aprire una mia ong, e occuparmi della questione personalmente. Così ho fatto.

– Cosa hai visto una volta lì?

All’interno del Tempio gli abusi assumono forme molto diverse.

Abusi fisici – L’urina delle tigri viene raccolta e conservata in flaconi spray per essere spruzzata in faccia agli animali quando non stanno facendo ciò che il personale desidera; le tigri vengono anche colpite con pugni sul viso e sulla testa e percosse orrendamente con grossi bastoni di legno, spesso si ricorre a una combinazione di urla e pugni, vengono frustate con catene sia sul viso che sul corpo, e altre cose del genere.

Sistemi di custodia errati – Sono detenute in celle di cemento piccolissime che ricordano le stanze di tortura della prima e seconda guerra mondiale, senza nessuna luce solare, con acqua insufficiente, senza erba e rinchiuse lì dentro per anni.

Mancanza di conforto – Non godono di alcun sollievo di sorta, a parte la brezza che di tanto in tanto soffia sui loro volti, o una presenza umana che trascorra un po’ di tempo con loro.

Dieta non corretta – Sono carnivore e necessitano di carne rossa e ossa perché possano crescere normalmente, in modo sano. Fino a oggi, nessuna delle tigri è mai stata nutrita così. Vengono alimentate con una dieta quasi vegetariana, del tutto priva di ciò di cui hanno bisogno. Di conseguenza, soffrono di una serie di disturbi, in particolare problemi agli occhi e cecità a causa della mancanza di taurina nella loro alimentazione.

Mancanza di assistenza medica – Molte tigri hanno subito un vero supplizio a causa di disturbi che andavano curati, alcune hanno sofferto angosciosamente fino al giorno della loro morte.

– Qualcuna delle tigri è mai stata rimessa in libertà? Si può parlare secondo te di programma di conservazione della specie o di “centro di recupero”?

No. Questo non è un centro di riabilitazione né di conservazione della specie. Una reale tutela delle tigri richiederebbe il mantenimento di una linea di sangue pura, invece tutte le tigri nel Tempio sono consanguinee: non potranno mai essere liberate, e anche se restano certamente delle bellissime creature, questo non ha alcun valore in termini di conservazione.

– Sono mai stati presi provvedimenti da parte delle autorità locali o internazionali?

Nel 2005, il Dipartimento dei Parchi Nazionali thailandesi ha ordinato che il Tempio non allevasse nè commercializzasse gli animali, tuttavia l’avvertimento è stato del tutto ignorato e, in qualche modo, sono riusciti a farla franca. È evidentemente in questione un problema di corruzione e palese ignoranza delle autorità locali.

Nel 2012, il Dipartimento è tornato al Tempio allarmato dall’enorme numero di tigri che risultavano allevate in cattività fino a quel momento, e dal fatto che il numero degli individui continuava a oscillare tra i 90 e i 130. Sembra che ne stiano ancora scomparendo.

– Dalla pubblicazione del tuo primo libro, “Behind the cloak of Buddha”, in cui denunciavi per la prima volta i maltrattamenti, ritieni sia cambiato qualcosa al Tempio?

Sì, ho notato un sacco di cambiamenti: sono stata pregata da alcuni volontari di tornare a metà del 2012, e ho avuto una corrispondenza con il veterinario del Tempio. Nel 2010, mi aveva chiesto di fornirgli informazioni riguardo le dimensioni corrette e le altre necessità per i recinti delle tigri e io gliele avevo fornite. Poi nel 2012 sono andata di nuovo con SBS Dateline e ho filmato un documentario investigativo (che può essere visto qui).

Il libro aveva lo scopo di fornire al pubblico una rappresentazione “grafica” della realtà di ciò che avviene in questo luogo. Ho notato che sempre più persone stanno diventando consapevoli della situazione, e coloro che hanno letto il libro stanno informando amici e parenti per fare conoscere questa storia. Quindi sì, ho notato una svolta verso una maggiore consapevolezza. Penso che la gente semplicemente non si renda conto della misura degli abusi e, quando ha potuto leggere cosa realmente accadeva, sia rimasta shockata. La reazione del pubblico è stata sempre positiva, eccezion fatta per una persona, interna al Tempio, che ha invece deciso di insultarmi. Non mi preoccupo di questo.

– Oltre alla gravissima situazione relativa ai maltrattamenti si è parlato dell’ombra del contrabbando illegale delle tigri oltre confine, in Laos, dove verrebbero macellate e le loro parti vendute per la medicina tradizionale o sotto forma di trofeo per i ricchi occidentali. C’è un qualche riscontro di questo?

Ho assistito alla scomparsa nel commercio clandestino di un certo numero di tigri, nel bel mezzo della notte. Sì, le tigri sono state mercificate e acquistate da una Tiger Farm in Laos. Sono riuscita a trovare il contratto attestante il commercio illegale di fauna selvatica verso il mercato nero, firmato dall’Abate del Tempio, da un commerciante di tigri del Laos e da un testimone.

Inoltre, ho individuato i fascicoli medici degli animali, fascicoli di certo mal custoditi, ma su quei documenti si legge chiaramente da dove vengono le tigri: sono state tutte acquistate illegalmente attraverso il commercio di fauna selvatica dal Laos, o sono state catturate direttamente in natura, e poi, infine, sono state allevate sempre illegalmente, e utilizzate fino alla loro “data di scadenza”, infine sono scomparse.

In queste aziende, le tigri vengono macellate e le loro parti del corpo vendute e trasportate verso destinazioni note per far ricorso a forme di medicina “alternativa”, quel tipo di medicina la cui fallibilità è stata scientificamente provata. E sì, la loro pelliccia viene venduta ai ricchi che pensano che possedere una pelle di tigre costituisca un indicatore di un elevato status sociale.

– Dove finiscono i soldi pagati dai turisti per farsi le foto con le tigri?

Il Tiger Temple ha iniziato a raccogliere fondi per costruire “Tiger Island”, nel 2004 (Tiger Island è il progetto di ampliamento della struttura, un nuovo habitat in cui le tigri avranno la possibilità di risiedere in semi libertà; risulta ufficialmente in costruzione ormai da molto tempo). Milioni e milioni di dollari sono stati raccolti ma nonostante questo, passano gli anni e nulla cambia per le tigri. Sono state costruite case ecologiche per il personale, le varie attrazioni sono state rese esteticamente gradevoli, sono stati costruiti alberghi, spese risorse per l’organizzazione degli eventi. Nel frattempo le tigri sono ancora rinchiuse nelle celle di cemento, dalle 21 alle 24 ore al giorno.

– Su internet si trovano molte persone entusiaste della loro esperienza al Tempio, c’è chi ne scrive nei blog e si pubblica sorridente accanto alle tigri nonostante questa appaiano sempre incatenate e sospettosamente assonnate. Recentemente però si stanno diffondendo i commenti di chi ha capito cosa c’è dietro, di chi ha visto con i propri occhi la sofferenza e l’umiliazione subita da questi animali e chiede apertamente di non visitare il Tempio e smettere di alimentare questo business. Secondo te com’è possibile convincere le persone?

C’è solo una cosa che si può fare: continuare a educare il Mondo, tutti, dai governi ai turisti, fino al personale che opera all’interno di questi luoghi. Diffondere queste informazioni, per quanto possibile. I media giocano un ruolo vitale in questo e credo sia giunto il momento che comincino a riferire regolarmente su questi argomenti, in quanto adesso c’è un pubblico pronto a essere educato.

Tutto quello che ho fatto, andando ripetutamente lì a filmare gli abusi, l’ho fatto perché le persone non avessero bisogno di vederlo coi propri occhi (sul canale youtube di Cee4life è possibile visionare molti  filmati realizzati sotto copertura).

La questione è insegnare agli esseri umani a essere di nuovo “umani”, ricordare loro che cosa è la crudeltà. Sembra che molte persone nel Mondo siano diventate compiacenti rispetto gli abusi cui hanno assistito, è quasi come se fossero insensibili. Quindi dobbiamo trovare il modo di ispirare le persone a fare la cosa giusta, di nuovo.

Eleonora Di Mauro
Fotografa naturalista
Copywriter e attivista ambientale