La Cina reinveste nel nucleare: quando crescita e sviluppo si separano

Cina-nucleareLa Cina è in forte crescita economica, da tempo ormai, lo sappiamo tutti: per questo l’economia appunto e la vita dei suoi abitanti necessitano di energia, tantissima, sempre di più. L’investimento in rinnovabili è stato necessario negli ultimi anni dato che le vecchie centrali a carbone sono diventate via via insufficienti a sfamare le nuove industrie, i centri commerciali, le zone residenziali e così via: sul territorio nazionale l’installazione di pale eoliche oggi produce quindi più energia di tutte le centrali nucleari messe assieme. Uno scenario che molti potrebbero dire ottimistico, se non fosse che le cose stanno in realtà per cambiare segnando una forte controtendenza rispetto agli andamenti globali.

La Cina si prepara infatti a inaugurare 29 nuovi reattori (quattro dei quali già in fase di attivazione avendo superato i test per l’approvazione). Perché? Per comprenderlo va fatta un po’ di chiarezza sul concetto di nucleare. Il Pianeta evolve verso le FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) caratterizzate da bassissime emissioni in atmosfera, il vero cancro della nostra epoca; il nucleare non solo garantisce basse emissioni, riesce anche a soddisfare enormi esigenze energetiche. La stessa Europa è riuscita a crescere grazie a questa tecnologia che i più hanno sempre definito un male necessario e, a dire il vero, se l’episodio di Fukushima non avesse gettato il panico in tutto il Mondo generando una reazione universale di repulsione e diniego di fronte alle ipotesi di nuovi reattori, forse non staremmo assistendo a questa trasformazione epocale “green oriented”.

Da sempre purtroppo il governo cinese è più orientato allo scopo che al mezzo utilizzato per perseguirlo: ecco perché, in barba all’orientamento generale si è deciso di investire nella costruzione di ulteriori impianti (attualmente sul territorio nazionale si raccolgono già il 40% delle centrali esistenti), naturalmente di ultima generazione e cioè gestiti in modo computerizzato e con dei sistemi di controllo definiti “avanzatissimi”. Con questi presupposti il futuro della Cina è sempre più dubbioso e sotto alcuni punti di vista preoccupante; la realtà infatti è che di fronte ai grandi cambiamenti climatici e alle devastazioni ambientali ormai tutti i governi e la stessa società civile si stanno interrogando sul futuro della Terra, cercando di correre ai ripari attraverso una graduale trasformazione sostenibile. Occorrerà dunque ben più che la dimostrazione di strade possibili per uno sviluppo alternativo: il popolo cinese avrebbe bisogno di conoscenza sul futuro cui sta andando incontro.

Redazione Attenti all’uomo