La caccia uccide, anche l’uomo. Piccolo dossier venatorio

CacciaAnimalisti e ambientalisti sul piede di guerra contro i cacciatori: un cliché ormai noto a tutti e che ogni anno ravviva un diffuso sentimento di odio contro le attività venatorie. Ma le vittime dello “sport” più criticato al mondo non sono solo animali, in ballo c’è altro ancora, compresa la vita umana e la “libertà” di girare armati, muniti di una quantomeno opinabile licenza. Tra omertà e scomode verità un interrogativo si fa sempre più pressante: perché nessuno parla di cosa comporti davvero la caccia in termini di pericolo sociale?

13 ottobre scorso: Vincenzo Pulicicchio, settant’anni, è di ritorno dalla raccolta dei funghi e sul cammino verso l’auto, un sentiero normalmente frequentato da pedoni e veicoli che divide la provincia di Catanzaro da quella di Cosenza, scorge quelli che saranno gli ultimi funghi da riporre nel paniere. Non riesce neanche a tendere del tutto la mano verso il cespuglio e un colpo di carabina gli trapassa la spalla, tranciandogli l’aorta; inutile descrivere il resto. Secondo le dichiarazione dell’Associazione Vittime della Caccia seguite a questo episodio è il nono dei 16 morti e 48 feriti provocati dalle armi venatorie dalla pre-apertura di questa stagione. Numeri in continuo aumento: seguono infatti di pochi giorni un ragazzo di sedici anni, ucciso vicino Pavia, e Onorio Dentella, raggiunto nel Bergamasco dal proiettile del nipote inciampato durante una battuta. E poi ancora, pochi giorni fa, un bambino portato illegalmente e irresponsabilmente a una battuta di caccia al cinghiale a Nuoro e raggiungo da un colpo fatale alla testa e Giovanni Silvestri, stroncato vicino a Pescara da uno choc emorragico alla gamba colpita dal proiettile di un compagno di caccia. E forse, mentre scrivo, si è ingrossato ulteriormente questo vero e proprio mare di sangue versato. I cacciatori hanno colpito i loro colleghi e familiari dunque (12 morti e 34 feriti, secondo il rapporto, ormai obsoleto purtroppo, di cui sopra), ma anche persone capitate per sbaglio sotto il loro tiro. La caccia non ammazza solo gli animali, ma non se ne parla mai in modo dettagliato e alla luce del sole: perché? A sentire diverse associazioni che si occupano di diritti umani, una diffusa omertà copre questi fatti, in ballo semplicemente ci sono troppi interessi.

Vi riporto un po’ di numeri estrapolati a grande fatica dall’Associazione Vittime della Caccia. 2010-2011: 25 morti di cui uno solo non cacciatore e 75 feriti (tra i deceduti, ad Altamura in provincia di Bari, don Francesco Cassol, addormentato nel sacco a pelo durante un ritiro spirituale).  2009/2010: 31 decessi e 86 feriti. 2008/2009: i morti sono 42, di cui 27 estranei alla caccia, e i feriti 94. Negli ultimi quattro anni è dunque una vera e propria strage: 114 morti e 303 feriti.

I dati riportati sono solo quelli strettamente legati ai ferimenti o uccisioni “da fucile”; cosa vuol dire? Semplicemente che i cacciatori hanno privilegi tali da essere delle potenziali mine vaganti anche al di fuori delle loro attività. Sono gli unici (grazie all’articolo 842 del codice civile) depositari del diritto a entrare nelle proprietà altrui (a meno che non siano recintate a norma: chiudere quattro ettari costa 15-20 mila euro) e sparare fino a 150 metri dalle abitazioni e a 50 dalle strade; inoltre sono anche autorizzati a possedere un numero illimitato di fucili e carabine con cui, diversamente da qualunque privato cittadino possieda un revolver per la difesa personale, possono esplodere colpi anche in luoghi pubblici. In base alla direttiva 91/477/CEE e ss. mm. ii. a loro è consentito di viaggiare per gli stati membri con i fucili al seguito grazie alla Carta Europea d’Arma da Fuoco, ma anche fuori dalla UE, grazie a permessi rilasciati senza grandi difficoltà dalle questure; ergo, nel bollettino di guerra di cui sopra non trovano posto le tragedie che si consumano e che vedono direttamente o indirettamente coinvolti i cacciatori o le loro armi al di fuori dell’attività venatoria. Mi spiego ancora meglio con un esempio: se il figlio adolescente di un cacciatore imbraccia l’arma paterna e uccide un compagno di classe (al di la delle conseguenze legali per lui e per suo padre) quest’ultimo non rientra nel computo “vittime di caccia” pur essendolo a tutti gli effetti.

Esiste inoltre una zona grigia fra caccia e bracconaggio dove vivono piccole ma continue infrazioni. Non voglio fare un processo per rappresaglia ma sono tantissime le “storielle” raccontate privatamente o pubblicamente dai cacciatori che descrivono bravate o scontri con la legge in cui “l’ho svangata”. A parte poi vanno le azioni da vero galantuomo. Un esempio? Il 18 ottobre a Lumezzane, Brescia, terminato un sequestro, tre guardie del WWF tornano all’automobile e ripartono, ma qualcuno (sotto la spinta di un accorato risentimento) ha provveduto nel frattempo a tagliare i tubi del liquido dei freni: stavano precipitando in un burrone, lasciando a questo mondo famiglia e affetti.

Non vi sembra a questo punto che in ballo ci sia qualcosa che va ancora oltre la tutela animale? Perché così tanti favori fatti a una minoranza di cittadini italiani? Non emettendo giudizi riportiamo un dato nudo e crudo: l’Italia è il primo produttore europeo di armi sportivo-venatorie, copre circa il 60% dell’intera offerta comunitaria ed è il più importante Paese esportatore nel mondo di armi sportive. Due nomi: Beretta e Fiocchi, conoscete? Sono aziende nostrane con un giro d’affari semplicemente gigantesco, chissà se la loro voce conta qualcosa sulle decisioni di chi ci governa.

Tutto questo è il lato oscuro della caccia, quello che avanza alle spalle delle associazioni animaliste o ambientaliste, una guerriglia sotterranea fatta a colpi di diritti acquisiti, falle della legge e omertà, tanta omertà. A quanto pare però il Ministero degli Interni non è disponibile a trattare il tema come allarme sociale: ecco perché il problema caccia rimane ancora soltanto un problema da “fanatico animalista”.

Alessandra De Sio
Dott. di ricerca in Marketing
Professionista del Marketing Etico e Ambientale