I tre picchi della crisi ambientale

Crisi ambientaleCosa bolle nella grande pentola dell’Unione Europea? Quali sono attualmente le più grandi preoccupazioni degli Stati membri? Siamo alle soglie di una rivoluzione globale inevitabile, dobbiamo lavorare uniti per il benessere del Pianeta dal quale dipende la vita di tutti, uomini e animali. Ecco il motivo per cui più di tutto, a Bruxelles, si sta lavorando su tre picchi della crisi ambientale: clima, agricoltura e acqua. Vediamo nel dettaglio perché, sviscerando per bene tutti e tre gli elementi.

Il clima: la terra brucia, le emissioni sono troppe e ormai occorre invertire velocemente le tendenze per evitare danni peggiori rispetto a quelli dei quali già siamo testimoni. La U.E. sa che le maggiori emissioni sono prodotte nei centri urbani; ecco perché, con il Patto dei Sindaci, Bruxelles invita i comuni ad adeguarsi in tempi brevi alla direttiva Clima–Energia (quella del 20-20-20 per intenderci) per abbattere i gas serra. Se la temperatura media del globo supererà i 2° sulla media di base rilevata nel 1950 (oggi siamo a +0,76°), si scioglieranno del tutto i ghiacciai, il Polo Nord scomparirà e quello Sud si trasformerà del tutto.

L’agricoltura: l’obiettivo è rivitalizzare l’agricoltura in generale e quella di prossimità (a Km zero) in particolare. Ormai ci avviamo agli otto miliardi di abitanti del globo, e sarà inconcepibile produrre frutta a 10.000 Km lontano da noi, per poi mangiarla dopo aver sostenuto enormi costi di trasporto, scaricato tonnellate di CO2 in atmosfera e per di più pagato poco o niente ai coltivatori. Questo è un business solo per chi trasporta e commercializza, non per chi coltiva e men che meno per chi consuma. Una contraddizione in termini insomma. Frutta e ortaggi di stagione e agricoltura di prossimità sono le soluzioni logiche per tutta l’Europa; per noi in Italia poi, che abbiamo una grande varietà di ortaggi e frutta, questa è un’opportunità di sviluppo da non sottovalutare per nulla.

L’acqua: può sembrare assurdo, ma dell’acqua presente sulla Terra solo il 2,5% è dolce. Di questa il 68,9% è imprigionato nelle nevi e nelle calotte polari, il 30,8% è contenuto nelle falde o nel sottosuolo e solo lo 0,3% si trattiene in superficie in laghi, fiumi e bacini idrografici. Quando si spreca acqua pochi di noi riflettono sul fatto che l’acqua dolce è un alimento finito, in diminuzione (poiché non aumentabile e sempre più scarsa in virtù della crescita della popolazione). Se a questo aggiungiamo l’aumento dell’evaporazione e l’aumento di allevamenti bovini, con conseguente coltivazione estensiva di foraggio e granaglie per la loro nutrizione, il quadro è ancora più drammatico.

L’obiettivo primario della U.E. è quello di evitare sprechi, evitare fitofarmaci, ma soprattutto favorire il riutilizzo delle acque bianche per usi agricoli e industriali; e poi informare, informare e ancora informare i cittadini. Sapere che sono queste le priorità sulle quali i nostri politici si stanno interrogando dovrebbe far riflettere ciascuno di noi e invogliarci a fare la nostra parte nel processo di salvaguardia del Pianeta.

Carlo De Sio
Giornalista
Professionista del Marketing Etico e Ambientale