Inquinare meno: una questione culturale

Inquinare menoSe ne parla davvero tanto e sempre più di frequente, tanto da divenire protagonista dei nostri temi quotidiani: il cambiamento del clima. Siamo a bordo di un esperimento involontario (o volontario) che ci rende comunque tutti ugualmente responsabili.  Alcune ricerche più recenti hanno evidenziato che i cambiamenti climatici sono un dato di fatto e molti segnali indicano che questo processo è in accelerazione. L’aumento della mortalità e della propensione ad ammalarci connesso alla variazione delle temperature, i danni provocati dalle sempre più frequenti alluvioni e dall’innalzamento del livello del mare, l’estensione della desertificazione nei paesi meridionali e il calo delle riserve di acqua dolce sono un esempio della varietà di conseguenze negative che i cambiamenti climatici possono avere sugli ecosistemi e, naturalmente, sulla qualità della vita di tutti i popoli della terra.

Ci possiamo salvare da questa catastrofe? In realtà abbiamo tutti gli strumenti necessari per farlo in modo corretto e proficuo, ma siamo stati abituati a pensare che combattere contro l’inquinamento sia costoso, impossibile e che richiederebbe un’utopistica trasformazione culturale. A guardare bene però non solo non è così, ma forse c’è un forte interesse dietro al tentativo di non cambiare nulla delle cattive abitudini di noi cittadini: l’interesse è quello di ogni società capitalista che, fondandosi sul consumo, fa migliori profitti proprio quando le regole etiche (ambientali, sociali, culturali) sono poche. La maggior parte di noi pensa che ridurre i costi e gli sprechi (un buon inizio per agevolare l’inversione di marcia) significhi avere una bassa qualità di vita, ma la verità è che la nostra percezione di fare economia è culturalmente distorta in quanto si fonda sui principi del “fare a meno, diminuire, non fare”, invece che su quelli del “fare diversamente”; le nostre comodità, infatti, non cambiano utilizzando automobili con minore emissione di CO2 o evitando piatti, bicchieri e posate monouso, o, ancora, evitando di lasciare accese le luci quando non occorre. Intervenendo adeguatamente contro i mutamenti del clima si otterrebbero, invece, notevoli benefici, se non altro in termini di danni evitati. Per fare un esempio, un minor utilizzo delle fonti energetiche fossili (in particolare gas e petrolio) permetterebbe di ridurre i costi connessi all’importazione di queste risorse e rafforzerebbe notevolmente la sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Ci sembra poco? Analogamente, riducendo le emissioni di CO2 si contribuirebbe a migliorare la qualità dell’aria, con enormi vantaggi per la salute e quindi anche per la pubblica sanità. Infine, la maggior parte degli studi dimostra che la politica di lotta ai cambiamenti climatici mostrerebbe una ripercussione positiva sull’occupazione, in particolare nel campo delle energie rinnovabili e delle tecnologie di punta.

Cosa ci frena allora nell’applicare prassi di vita più ecocompatibili? Semplicemente la pigrizia e la disattenzione. Entrare tutti in un’ottica di consumo qualitativo e non quantitativo e di stile di vita più leggero sull’ambiente non solo migliorerebbe la vita del Pianeta e la nostra, ma farebbe diventare più determinanti per i governi i nostri pareri, desideri e volontà. Una possibile trasformazione ed evoluzione culturale a questo punto potrebbe avvenire sia in senso orizzontale (tramite la cooperazione fra tutti i cittadini) che in senso verticale (tramite politiche forti e determinate a raggiungere obiettivi vantaggiosi per tutti). La nostra personale etica diventerebbe finalmente determinante; un esempio? Se tutti chiedessimo auto elettriche e ci rifiutassimo di usare quelle a carburante fossile forse il nostro Stato non sosterrebbe ancora (economicamente e politicamente) realtà aziendali scarsamente inclini a tecnologie ecocompatibili, e a seguire, gli incentivi all’acquisto di automobili sarebbero (necessariamente) applicabili solo a quelle elettriche o a bassissima emissione.

Dire che la società modifica l’ambiente è vero quanto dire che l’ambiente modifica la società, in positivo come in negativo. Negli ultimi anni sono stati effettuati studi che dimostrano quanto un’alta concentrazione di CO2 sia collegata a una maggiore frequenza e diffusione degli attacchi di panico e d’ansia. Una bassa qualità di vita, pertanto, non è solo provocata da un’elevata quantità di stress accumulata,  ma anche dalla qualità dell’aria che respiriamo. Allo stesso modo, migliorare l’ambiente in cui viviamo innesca un circolo virtuoso tanto sulla nostra salute e sulla nostra serenità, quanto sulla nostra capacità di progettare un futuro migliore.

Cambiare è assolutamente possibile, ma come per ogni cosa occorre volerlo davvero.

Agnese Ficetola
Sociologa
Consulente in Sociologia dell’Ambiente