Inquinamento e depressione: il mal di vivere non è green

Inquinamento e depressioneIn Italia, come in quasi tutti i paesi occidentalizzati, l’uso di farmaci antidepressivi è in chiaro aumento; la ricerca ha messo a punto prodotti sempre più raffinati e specificamente studiati per intervenire in modo selettivo sui disturbi dell’umore, oltre che meno invasivi e più sicuri (quando e solo se utilizzati sotto controllo medico). Il loro valore in termini di sostegno alle nostre piccole e grandi sofferenze è dunque innegabile; tuttavia, la proliferazione di questi farmaci è anche il chiaro indice di un malessere dilagante. Le cause della depressione possono essere davvero tante e avere un’origine emotiva (ovvero possono derivare da accadimenti negativi, disagio sociale, perdita degli affetti, per citarne alcuni) oppure organica (possono dipendere da malfunzionamento o danno dei neurotrasmettitori), ma oggi gli studi stanno facendo sempre più chiarezza su un’altra possibile causa: l’inquinamento atmosferico.

Gli effetti deleteri dell’inquinamento sugli organi del nostro corpo sono stati ampiamente dimostrati, nei precedenti articoli abbiamo parlato per esempio dei danni al sistema cardio circolatorio, a quello respiratorio e anche all’apparato riproduttivo; ma finora pochi studiosi si erano interrogati sulla possibile connessioni con i disturbi mentali quali depressione e tentato suicidio. Un recente studio epidemiologico coreano, condotto su persone anziane, ha invece registrato un netto aumento di sindromi depressive correlate all’intensificazione in atmosfera di alcuni tipi d’inquinanti quali PM10, NO2 e O3. Risultati simili sono stati ottenuti anche da ricerche canadesi che hanno preso in esame altri tipi d’inquinanti. In uno studio condotto a Vancouver in Canada è stato riscontrato un forte legame tra aumento degli inquinanti e picchi di suicidi registrati durante l’inverno. I meccanismi d’azione che innescano questa relazione non sono ancora chiari ma l’ipotesi più plausibile è che l’inquinamento atmosferico inneschi un forte stress ossidativo a carico del sistema nervoso centrale; d’altronde è già stata dimostrata una riduzione del Q.I. nei bambini nati da mamme esposte a elevate concentrazioni di particolato. Naturalmente siamo ancora in una fase di studio preliminare e in evoluzione, ma le premesse sono già preoccupanti.

Dunque, anche se è assolutamente da approfondire che gli inquinanti abbiano davvero degli effetti sul nostro apparato neurologico, tuttavia il buon senso ci suggerisce che vivere in un ambiente grigio e maleodorante di certo non aiuta il nostro umore; se a questo aggiungiamo la fretta, i ritmi incalzanti e l’ormai scarsa abitudine alle relazioni interpersonali di certo le proiezioni non sono incoraggianti. A prescindere da tutto sforziamoci di adottare stili di vita migliori, un’alimentazione salutare e soprattutto sforziamoci di mantenere pulito e in salute il nostro Pianeta. Alla fine è casa nostra ed è l’unico che abbiamo.

Giuliano Polichetti
Chimico Farmaceutico
Specialista in Farmacologia e Tossicologia Clinica