In Sudafrica, nel 2012, 455 corni in meno. Il bagno di sangue dei rinoceronti

Corno rinoceronteNel 2012 in Sudafrica sono stati già massacrati 455 esemplari di rinoceronte; l’anno deve ancora volgere al termine ma è già record, di sangue. WWF ha da poco reso noto questo ennesimo dazio pagato dalla natura alla folle voracità dell’uomo; il bracconaggio continua, indisturbato diremmo, mentre gli animali stanno scomparendo. Il corno di rinoceronte ancora stimola la fantasia dell’uomo che vi attribuisce poteri afrodisiaci, miracolosi o semplicemente di status, perché si sa che tutto quello che è illegale e quindi introvabile sul mercato per alcuni diventa necessario e desiderabile. Siamo gli unici esseri sulla Terra a comportarci così.

Già il 2011 era stato un anno pesantissimo: 448 animali mutilati e lasciati a morire agonizzanti oppure orrendamente sfigurati in tutto il Sudafrica; Massimiliano Rocco, responsabile del programma Specie, Traffic & Timber Trade di WWF Italia oggi dichiara appunto che il 2012 è stato addirittura peggio “dal momento che già a metà ottobre si è superato il record dell’anno precedente”. Proprio il Parco nazionale Kruger, destinazione per safari di fama mondiale, è tra i luoghi della terra più colpiti dai bracconieri. Perché? Semplicemente, la richiesta di corno di rinoceronte è aumentata in modo esponenziale dal 2007, ovvero da quando si sono aperti nuovi mercati in Asia e soprattutto in Vietnam, paesi dove il potere d’acquisto sta crescendo e dove i nuovi ricchi cominciano a emulare il modello ostentatore occidentale che regola lo status attraverso la capacità di procurarsi beni di lusso, meglio se introvabili. In aggiunta a tutto, il corno di rinoceronte è stato recentemente presentato in alcuni di questi paesi come una cura efficace per molte affezioni, ma soprattutto per il trattamento di malattie terminali.

Purtroppo il bracconaggio legato alle specie a rischio estinzione non è un fenomeno facile da estirpare perché fa leva sulla povertà dei popoli presso cui viene effettuato e perché è favorito dalla scarsa conoscenza e consapevolezza delle conseguenze negative sui danni alla biodiversità del Pianeta. Per questo motivo WWF è impegnata non solo nelle campagne di sensibilizzazione ma in una politica di stimolo nei confronti del governo sudafricano affinché si possano cercare e trovare accordi con i paesi che ricevono i frutti di questo massacro; agendo su due fronti è molto più semplice ottenere risultati chiari e duraturi. Occorre, poi, che tutta la società civile sia compatta e coesa su questo fronte, perché tutte le forme di bracconaggio diventino culturalmente inaccettabili e siano ostacolate e rigorosamente punite: solo così sarà possibile fermare il massacro di tutte le specie animali.

Redazione Attenti all’uomo