In memoria di ogni lager

Giorno della memoriaOggi 27 gennaio ricorre la Giornata della Memoria: memoria delle vittime dell’olocausto nazista, ma ancora più memoria dei confini che la mente umana può varcare quando sceglie la via dell’aberrazione. Oggi, forse più che ogni altro giorno, è opportuno ricordare che il seme del nazismo non si è seccato come ci si può raccontare, anzi è ancora sparso in ogni coscienza che chiude gli occhi davanti alla violenza resa “istituzionalizzata”. Il nostro più alto compito di uomini dovrebbe essere quello di combatterla e debellarla, sempre.

Tutti siamo disposti a riconoscere nell’olocausto ebraico l’incarnazione del male, i lager sono una ferita aperta in terra tedesca, polacca, norvegese, croata, ucraina. Ogni anno accolgono migliaia di visitatori disposti a riconoscere l’orrore di una macchina che per anni ha trucidato vite in nome di una scelta arbitraria, fatta da uomini ai danni di altri uomini: la proclamazione scellerata di una superiorità di razza.

Accade tuttavia, come effetto secondario della capacità di raziocinio umana, che non si colgano le sfumature e le similitudini tra eventi sostanzialmente accomunati, ed ecco quindi che il fenomeno nazista, impacchettato in un periodo storico, avvolto in una bandiera e metabolizzato in trattati di storiografia e documentazioni, sia ora collocato su di una teca museale, offerto alla vista dei visitatori.

La Giornata della Memoria serva, a tutti noi, oltre che a ricordare le vittime dell’olocausto nazista a guardarci attorno, a scovare ogni lager, metaforico o reale, che si annida altrove e che non ha voce.

Serva a ricordare che i Kurdi sono stati massacrati nel consenso degli stati occidentali; che in Ruanda gli Hutu scelsero una guerra fratricida annegando nel sangue l’etnia Tutzi, senza che l’Onu muovesse un dito; che oggi in Ucraina la corrente indipendentista è sotto assedio; che le multinazionali del legno e del cibo, in accordo con i governi del Sud del Mondo, ancora sterminano le tribù native per strappare loro territori e risorse.

Infine questa giornata serva a scovare i lager che si annidano dentro di noi; a riflettere anche sul fatto che ogni essere senziente, a qualunque razza, etnia o specie appartenga, ha una vita da vivere e da proteggere, e che anche gli allevamenti e i mattatoi altro non sono che l’espressione della nostra scelta di delegittimare il diritto alla vita di chi si trova nella condizione di non potersi difendere dal nostro insindacabile arbitrio. Abbiamo mille giustificazioni: “si è fatto sempre così”, “questa è la catena alimentare”, “io non ammazzo nessuno”, e via così.

Ci si nasconde dietro all’idea che gli animali non capiscano, che siano meno intelligenti, ma allora perché la legge della sopraffazione non vale per coloro che non rientrano negli standard intellettivi stabiliti per la “razza umana”? è il gioco dei due pesi e delle due misure. Dovremmo invece ricordare che fino a una manciata di anni fa erano le persone di colore a essere considerate inferiori, e con essi le donne, e in alcuni Paesi gli appartenenti alle caste “infime”. Discorsi che oggi fanno accapponare la pelle e che giustamente mobilitano orde di associazioni e organizzazioni.

Il principio universale invece da cui dovremmo partire è il seguente: “la vita è vita”, a chiunque appartenga, da questo dovrebbe scaturire il nostro operato, perché a ben vedere ogni qual volta stiamo cercando differenze di diritti tra noi e il prossimo stiamo già facendo un abuso, stiamo già compilando una condanna, stiamo creando il nostro lager: pensiamoci oggi, per cambiare prima di domani.

Alessandra De Sio
Dott. di ricerca in Marketing
Professionista del Marketing Etico e Ambientale