ILVA. Se il lavoro si paga con la vita

IlvaUna decina di giorni fa il Ministero della Salute e l’ISS (Istituto Superiore di Sanità) hanno reso pubblici i risultati degli studi epidemiologici condotti a Taranto nelle zone prossime allo stabilimento siderurgico dell’ILVA, ormai purtroppo noto e sulla bocca di tutti. Sono risultati che noi della comunità scientifica ci aspettavamo da tempo, ma che non avremmo mai voluto vedere diventare realtà. Qualche anno fa Caparezza cantava “abbronzatura da paura con la diossina dell’ILVA e io oggi aggiungo: magari fosse solo diossina. La miscela di elementi tossici che emette l’acciaieria più famosa d’Italia è infatti una vera e propria pozione mortale, degna del più fantasioso film d’animazione di streghe e maghi mai prodotto dalla Disney o chi per essa.

Gli studi che mi sono trovato a esaminare e che in parte tutti abbiamo potuto leggere dichiarano un aumento della mortalità totale dell’11% rilevato nella zona esaminata rispetto al resto della Puglia. Volendo solo parlare di incidenza tumorale oggi sappiamo che il cancro della mammella conta un aumento del 24% e quello dell’utero addirittura un incremento dell’80%; per il mesotelioma pleurico (un tumore polmonare) si è registrato un aumento del 213% nelle donne e del 419% negli uomini, un dato semplicemente sconcertante perché per gli abitanti di questo angolo della nazione è come sapere di non avere scampo. Se poi consideriamo le altre patologie è stato rilevato un aumento anche di quelle direttamente collegate al sistema cardiovascolare e respiratorio, tanto tra gli uomini che tra le donne; guardando infine ai bambini, notoriamente fascia debole, la situazione si fa davvero tragica: frequenti e lunghi ricoveri ospedalieri hanno disegnato un’incrementata incidenza di tutte le patologie più debilitanti, letali o potenzialmente tali. Benché non ci siano ancora dati ufficiali è ipotizzabile che a risentirne sia anche il sistema riproduttivo (maschile e femminile) con conseguente infertilità, aumento di aborti spontanei e gravi difetti alla nascita. La lista nera dei disastri provocati dall’ILVA purtroppo potrebbe continuare ancora molto. Questi dati, neanche a dirlo, aumentano in modo esponenziale se si riferiscono a chi lavora presso i suoi stabilimenti.

Possiamo dirlo, è un dato di fatto, l’ILVA è essa stessa un cancro; per gli uomini, per l’ambiente e per qualunque essere vivente le si trovi a tiro, è l’esempio di come si possa devastare un intero territorio con un solo, unico gesto umano, uno stabilimento. La cosa che più mi preoccupa tuttavia è la nostra mentalità, il nostro modo di agire come governo e soprattutto come singoli cittadini; per anni, e ancora oggi, abbiamo nascosto la testa sotto la sabbia facendo finta di nulla e continuando a svendere la nostra vita, la nostra salute e quella dei nostri cari in nome del “Dio Lavoro”. Viviamo in una società malata dove lavorare è un privilegio, da pagare anche in cambio della nostra salute, così in casi come questo la nostra busta paga segna le tacche del nostro conto alla rovescia. Resto ancora più sgomento alla vista degli stessi lavoratori, arrabbiati per la chiusura dello stabilimento che li sta ammazzando mentre bisognerebbe pretenderne la chiusura, con conseguente processo ai colpevoli, bonifica ambientale e riapertura a norma. Il lavoro è un diritto e non uno scambio vita-morte, ecco perché dovremmo esprimere tutto il nostro sdegno contro chi vende la pelle delle persone e gode da lontano dei profitti di un ecomostro.

La situazione di Taranto non è straordinaria, è solo la prima venuta alla luce in un momento storico per la politica ambientale, portando dati che fanno rabbrividire. Sparse in tutta Italia ci sono tante piccole o grosse ILVA; ogni zona ha il suo cancro, inutile negarlo. Da specialista in tossicologia mi sento in dovere di esortare tutti al monitoraggio del proprio territorio perché tutto ciò che inquina, prima o poi ci presenta il conto in termini di salute. Il denaro non ha etica, dobbiamo essere dunque noi i primi guardiani della nostra salute e pretendere che le industrie siano a norma; non importa quanto questo possa costare a noi o allo Stato, perché sarà sempre meno di quanto la Sanità spenderà in futuro per curare i danni provocati dalla nostra omertà e di quanto i nostri cari pagheranno in termini di dolore provato.

Giuliano Polichetti
Chimico Farmaceutico
Specialista in Farmacologia e Tossicologia Clinica