Vacanze si, porci comodi no

Area pic-nic deturpata da inciviliE’ tempo di vacanze, di divertimento ma anche di leggerezze e disattenzioni (chiamiamole così) verso l’ambiente. Qualche anno fa, d’estate, in un monumentale bosco di querce secolari dell’Irpinia, in un’area verde attrezzata anche con grandi spazi per picnic, faceva bella mostra un cartellone con una scritta a pennello, un po’ scolorita ma leggibile: in grande riportava “Fate pure i porci comodi” mentre un po’ più in piccolo specificava “ma lasciate l’area più pulita di come l’avete trovata, altrimenti verranno altri porci (cinghiali) a devastare tutto”. Ora, al di là della simpatia o meno del cartellone, forse non troppo ospitale ma obiettivo, spesso non si pensa che, dopo la nostra visita in un ambiente incontaminato, la vita continua con i suoi ritmi, ma sopratutto con i suoi veri abitanti.

Senza fare gli integralisti, dobbiamo ammettere  che questo è il periodo in cui si vede tutto il peggio dei comportamenti personali verso l’ambiente. Fortunatamente i “porci comodi” sono sempre meno mentre aumentano sempre di più le “polite sentinel”, le sentinelle cortesi, cioè quei ragazzi, ma anche adulti, che sono attenti al loro spazio vitale e che spesso invece di svergognare davanti a tutti una persona che ha gettato una cartaccia a terra le si rivolgono dicendo “le è caduta una carta a terra, vuole che la butti in un cestino al posto suo?”. Sembra eccessivo, ma funziona; certo, capita anche di trovare il “truzzo” (burino, tamarro, zotico, villano o semplicemente incivile:  scegliete voi la definizione che preferite) che non afferra l’antifona o che, se la capisce, lancia un’occhiata omicida per la sotterranea offesa ricevuta, ma vale la pena tentare, mostrando gentilezza e mai facendo questioni di principio, perché come alcuni tra noi vengono da anni di credo, da lunghi percorsi di studio e, soprattutto, da famiglie attente all’ambiente, così anche chi si ha di fronte potrebbe venire da anni di degrado culturale, da genitori peggiori di lui, da città inoperose e da comunità indolenti, dedite all’accumulo del rifiuto in strada.

Quindi gentilezza e attenzione, sentinelle! Ma inoltriamoci in una casistica delle “porcate” più praticate in estate.

Il pneumatico abbandonato
In genere è uno sport praticato tutto l’anno dai camionisti quando rovinano un copertone e lo lasciano lì dove si trovano. D’estate invece, anche le famiglie e i baldi giovani indulgono; in genere partono con pneumatici sgonfi o consumati al limite del consentito. Basta un avvallamento sulla strada perché il cerchione pizzichi il pneumatico e lo squarci. A quel punto che si fa? Si cambia la ruota e si lascia la gomma sul ciglio della strada, “mica te la vuoi portare al mare”. La cosa difficile da spiegarsi è la metodica così diffusa, così uguale; ci sarà da qualche parte una scuola di formazione o un manuale del “Perfetto Inquinatore”?

Le aree di emergenza? Succursali del servizio N.U.
Si parte per il mare, magari per un paio di giorni e l’immondizia di casa non si è riusciti a buttarla; cosa si fa? Alla prima area di emergenza in autostrada, lancio. Se va bene accanto agli altri sacchetti vicino ai cestino, altrimenti anche nella campagna circostante.

La crapula in spiaggia
Si parte per il mare, sabato mattina all’alba, in comitiva allargata, con suocere, madri, bambini piangenti e chi più ne ha più ne metta; ma anche con quintali di pasta al forno, cotolette e salsicce, frutta, dolci, vino e acqua in quantità. Fin qui nulla di male, purtroppo c’è chi può farsi un intero mese a Postano e chi deve accontentarsi di una semplice gita chiassosa ma allegra con tutta la famiglia. Tralasciando considerazioni di educazione e di puro vivere civile, il problema è ambientale perché i seppellimenti, le sepolture di cartacce, avanzi di carne, pesce, cacca dei bambini quando non bottiglie vuote sotto la sabbia delle spiagge libere, sono spesso (purtroppo) la regola. Sembra solo cattiva educazione, eppure è un ulteriore capitolo del “Perfetto Inquinatore”; basta andare per spiagge libere in inverno, dopo una mareggiata, per costatare cosa affiora dalla sabbia.

Mi fitto la barca
Terrore di pescatori e lupetti di mare sono i barcaioli della domenica, quelli che senza avere alcuna cultura marinara affittano una barca (e ce ne sono di velocissime anche nel pieno rispetto del regolamento delle capitanerie, che si possono portare senza patente). Queste barche possono essere potenzialmente pericolose (raggiungono anche i 60 Km all’ora) e spesso sono governate da persone che poi usano il mare come una pattumiera.

Insomma proprio nei momenti in cui siamo più inclini a stare a contatto con la natura, dovremmo sforzarci di migliorare noi stessi e gli altri, con ancora più attenzione. Essere d’esempio è il primo gesto positivo che possiamo fare per chi ci sta attorno.

Carlo De Sio
Giornalista
Professionista del Marketing Etico e Ambientale