I docu-film naturalistici da non perdere: Microcosmos

MicrocosmosLo sviluppo della tecnologia ha permesso ai documentaristi di offrirci prodotti sempre più sorprendenti ed evoluti: negli ultimi decenni ciò che ha rappresentato l’avanguardia nelle tecniche di ripresa si è velocemente trasformato in ordinaria amministrazione. La realizzazione di queste opere richiede anni ed anni di girato, pazienza e fatiche che probabilmente non immaginiamo e che ci fanno spesso porre la domanda “ma come hanno fatto a realizzare queste scene?!”. Se nella maggior parte dei casi i costi sono enormi, non mancano esempi di realizzazioni indipendenti di stupefacente bellezza: per esempio, Il pianeta azzurro di Franco Piavoli, un piccolo gioiello di casa nostra prodotto negli anni ’80 con una troupe costituita soltanto dal regista e dalla moglie Neria Poli e nel quale il trascorrere delle stagioni e il rapporto uomo-natura, pur lontani da condizionamenti “disneyani”, risultano poetici.

Il documentario naturalistico è stato spesso denuncia, didattica, divulgazione delle tematiche ambientaliste a beneficio di nuove generazioni da formare e informare, eppure negli ultimi tempi esso è potuto diventare anche prodotto artistico puro e semplice nel quale, al di là di ogni voce d’accompagnamento alle immagini, la natura può essere goduta in silenzio, nel quale la riflessione che scatta nello spettatore non è in alcun modo sospinta né incoraggiata ma viene semplicemente da sé.

Ho voluto dunque indicare alcuni film naturalistici da non perdere, spesso a metà tra cronaca e narrazione: che si siano fatti carico di una causa specifica o abbiano solo voluto illustrarci la bellezza della natura che ci circonda, tutti meritano a mio parere la nostra attenzione.

Cominciando da Microcosmos.

Il documentario si svolge nella campagna francese dell’Aveyron:  la cinepresa sorvola le nuvole ma subito scendiamo come a volo d’uccello sulle cime degli alberi e da qui ci tuffiamo a capofitto in un prato. Il paesaggio diventa ora giungla d’erba e già dalle prime scene ci viene presentato il suo vario e indaffarato popolo. Qui il tempo vive ad altri ritmi: “un giorno dura un’ora, una stagione un giorno, una vita una stagione”. Le parole non sono servite ai due biologi parigini Calude Nuridsany e Marie Pérennou per commentare immagini che si spiegano da sé nel mostrare un’armonia apparente, “sotterranea” proprio perché sotto di essa brulica un mondo a tratti violento, che stupisce sempre. Gli autori lasciarono nel ’69 la carriera accademica per dedicarsi alla messa a punto di speciali tecniche di inquadratura scientifica: una cinepresa telecomandata, fornita di un dispositivo speciale che permette una messa a fuoco mobile con una precisione al millimetro. Un’opera che non ha voluto percorrere un filone necessariamente educativo, ma puramente visivo, andando a indagare laddove l’occhio umano non percepisce; a volte perché non può, a volte perché, anche passeggiando su un prato, il nostro è un calpestìo distratto. È un cosmo non antropomorfizzato quello di cui si narra. E, nonostante questo, il regista ci presenta gli insetti come attori consumati di un’opera più cinematografica che documentaristica, nel momento in cui, prima dei titoli di coda, vengono citati come si fa con un vero e proprio cast.

Buona visione a tutti!

Eleonora Di Mauro
Fotografa naturalista
Copywriter e attivista ambientale

Trailer Microcosmos