I docu-film naturalistici da non perdere: La storia del cammello che piange

La storia del cammello che piangeLo sviluppo della tecnologia ha permesso ai documentaristi di offrirci prodotti sempre più sorprendenti ed evoluti: negli ultimi decenni ciò che ha rappresentato l’avanguardia nelle tecniche di ripresa si è velocemente trasformato in ordinaria amministrazione. La realizzazione di queste opere richiede anni ed anni di girato, pazienza e fatiche che probabilmente non immaginiamo e che ci fanno spesso porre la domanda “ma come hanno fatto a realizzare queste scene?!”. Se nella maggior parte dei casi i costi sono enormi, non mancano esempi di realizzazioni indipendenti di stupefacente bellezza: per esempio, Il pianeta azzurro di Franco Piavoli, un piccolo gioiello di casa nostra prodotto negli anni ’80 con una troupe costituita soltanto dal regista e dalla moglie Neria Poli e nel quale il trascorrere delle stagioni e il rapporto uomo-natura, pur lontani da condizionamenti “disneyani”, risultano poetici.

Il documentario naturalistico è stato spesso denuncia, didattica, divulgazione delle tematiche ambientaliste a beneficio di nuove generazioni da formare e informare, eppure negli ultimi tempi esso è potuto diventare anche prodotto artistico puro e semplice nel quale, al di là di ogni voce d’accompagnamento alle immagini, la natura può essere goduta in silenzio, nel quale la riflessione che scatta nello spettatore non è in alcun modo sospinta né incoraggiata ma viene semplicemente da sé.

Ho voluto dunque indicare alcuni film naturalistici da non perdere, spesso a metà tra cronaca e narrazione: che si siano fatti carico di una causa specifica o abbiano solo voluto illustrarci la bellezza della natura che ci circonda, tutti meritano a mio parere la nostra attenzione.

Dopo MicrocosmosHome – La nostra TerraIl Popolo Migratore e The Cove, ecco La storia del cammello che piange.

Anche se fin dal titolo sembra quasi una favola per bambini, La storia del cammello che piange è un documentario narrativo, il ritratto commovente dello specialissimo rapporto che lega le comunità mongole del deserto del Gobi ai propri animali d’allevamento. Racconta la storia di un rito antichissimo tramandato tra queste famiglie di pastori, ancora più importante in un momento come questo in cui le nuove generazioni abbandonano la vita nomade per trasferirsi in città e cercare le comodità della vita moderna. Il rito è quello dello Hoos: una vera e propria musicoterapia che consiste nel cantare, al ritmo di un violino, agli animali che hanno subito un qualche trauma, come la morte di un proprio cucciolo o di un altro membro del branco. La melodia ripetuta continuamente all’animale non ha un significato preciso, ma ogni animale ne ha una propria da cui trae effetti taumaturgici. La regista Byambasuren Davaa, tedesca di origini mongole, si è recata presso questa famiglia nella speranza di potere avere la possibilità di filmare un evento del genere, ma non è a una morte che ha assistito bensì a un fatto straordinario, la nascita di un cammello albino, che viene rifiutato dalla madre e rischia di non sopravvivere lontano dal suo latte e dalle sue cure; a nulla servono i ripetuti sforzi dei pastori per farli riavvicinare. I più piccoli della famiglia vengono allora inviati alla ricerca del suonatore di violino: il maestro esegue la canzone accompagnato dal canto di una donna che conforta e accarezza la madre, mentre il cucciolo le viene portato di nuovo vicino e si compie il miracolo. Quello che più stupisce di questa storia è che è vera. È stato chiesto alla regista cosa sarebbe successo al cucciolo se il rituale non avesse funzionato: “Il cucciolo di cammello non avrebbe smesso di piangere. Anche se qualcuno lo avesse nutrito con una bottiglia. È un pianto che spezza il cuore: nessuno riesce a sopportarlo e inoltre il cammello non sarebbe sopravvissuto. Sarebbe morto probabilmente dal dispiacere. Per i cammelli è molto difficile riprendersi dallo shock della separazione madre-figlio. Devono superare il trauma e il canto dei nomadi li aiuta a farlo. Da quando ho iniziato a fare ricerche su questo tema, non ho sentito di nessun caso, in cui il rituale non abbia funzionato”.

Buona visione a tutti!

Eleonora Di Mauro
Fotografa naturalista
Copywriter e attivista ambientale

Film completo La storia del cammello che piange