I docu-film naturalistici da non perdere: Il Popolo Migratore

Il Popolo MigratoreLo sviluppo della tecnologia ha permesso ai documentaristi di offrirci prodotti sempre più sorprendenti ed evoluti: negli ultimi decenni ciò che ha rappresentato l’avanguardia nelle tecniche di ripresa si è velocemente trasformato in ordinaria amministrazione. La realizzazione di queste opere richiede anni ed anni di girato, pazienza e fatiche che probabilmente non immaginiamo e che ci fanno spesso porre la domanda “ma come hanno fatto a realizzare queste scene?!”. Se nella maggior parte dei casi i costi sono enormi, non mancano esempi di realizzazioni indipendenti di stupefacente bellezza: per esempio, Il pianeta azzurro di Franco Piavoli, un piccolo gioiello di casa nostra prodotto negli anni ’80 con una troupe costituita soltanto dal regista e dalla moglie Neria Poli e nel quale il trascorrere delle stagioni e il rapporto uomo-natura, pur lontani da condizionamenti “disneyani”, risultano poetici.

Il documentario naturalistico è stato spesso denuncia, didattica, divulgazione delle tematiche ambientaliste a beneficio di nuove generazioni da formare e informare, eppure negli ultimi tempi esso è potuto diventare anche prodotto artistico puro e semplice nel quale, al di là di ogni voce d’accompagnamento alle immagini, la natura può essere goduta in silenzio, nel quale la riflessione che scatta nello spettatore non è in alcun modo sospinta né incoraggiata ma viene semplicemente da sé.

Ho voluto dunque indicare alcuni film naturalistici da non perdere, spesso a metà tra cronaca e narrazione: che si siano fatti carico di una causa specifica o abbiano solo voluto illustrarci la bellezza della natura che ci circonda, tutti meritano a mio parere la nostra attenzione.

Dopo Microcosmos e Home – La nostra Terra, ecco Il Popolo Migratore.

Un gruppo di oche selvatiche deve percorrere 3000 km per raggiungere i Paesi scandinavi dal bacino del mediterraneo: le oche domestiche nelle fattorie, rinchiuse nelle loro gabbie, le guardano nostalgicamente passare sopra di loro. È particolarmente densa di significati simbolici, tra tutte, la scena del pappagallo che, con l’aiuto del becco, riesce ad aprire la gabbietta di legno in cui è imprigionato dai bracconieri su una barca e volare via da chi l’avrebbe per sempre separato dalle sue foreste. Il Popolo Migratore è questo, uno dei più bei documentari naturalistici mai prodotti fino a ora, non solo per la forza poetica delle immagini associate a una colonna sonora ammaliante, che batte allo stesso ritmo del vento e della pioggia (l’autore delle musiche è Bruno Coulais, lo stesso di Microcosmos), ma anche perché gli animali sono descritti nei loro viaggi in tutto il mondo attraverso un rapporto ambivalente con l’uomo: il cacciatore li abbatte interrompendone cruentemente il viaggio e la vita, la contadina gli va incontro con la mano colma di semi, le portaerei che solcano i mari offrono un momentaneo stallo per la notte, le industrie ne imprigionano per sempre qualcuno nei liquami riversati in acqua. Dall’emisfero australe all’emisfero boreale, da autunno ad autunno, un viaggio alato e magico in cui le telecamere seguono gli animali fianco a fianco mentre sorvolano mari, deserti, ghiacci e praterie: tutto ciò grazie all’uso di riprese effettuate dal deltaplano che i gruppi migratori hanno accettato tra sé come fosse uno di loro, lasciandosi spiare mentre guidati solo dall’istinto, dal magnetismo terrestre e dalle stelle raggiungono i luoghi dove si riproducono e passano il testimone alle nuove generazioni. Jacques Perrin non ha risparmiato in uomini né in mezzi per realizzare questo faticoso progetto nel corso di quattro anni: il risultato finale è stato un successo di pubblico e critica.

Buona visione a tutti!

Eleonora Di Mauro
Fotografa naturalista
Copywriter e attivista ambientale

Trailer Il Popolo Migratore