I detersivi: dannosi per la salute e l’ambiente

Un mare di detersiviI detersivi sono quotidianamente usati nelle nostre case, nei luoghi dove lavoriamo, nelle industrie, nei negozi, negli alberghi e così via. In commercio ne esistono di vari tipi; i più diffusi sono di origine sintetica (completamente ideati in laboratorio) oppure semi-sintetica (composti da una base naturale modificata in laboratorio per migliorarne le qualità smacchianti). Quindi fanno parte della nostra vita e sono creati, pare, per le nostre esigenze. Nel dettaglio, però, di cosa sono fatti e come funzionano? Oggi lo vediamo insieme.

I detersivi sono delle miscele chimiche composte di acqua, agenti che svolgono la funzione pulente vera e propria, profumo e conservanti. Sbiancano e smacchiano semplicemente “scollando” le molecole di sporco dai tessuti o dalle superfici, e lo fanno sfruttando le naturali interazioni tra cariche positive e negative create nell’acqua del bucato: per questo motivo sono suddivisi in cationici (carichi positivamente), anionici (carichi negativamente) o anfoteri (neutri, cioè privi di carica), e per questo la loro composizione dipende dal tipo di azione che devono svolgere.

Abbiamo quindi detersivi tensioattivi, la cui funzione principale è quella di abbassare la tensione superficiale dell’acqua in modo da consentirle di penetrare meglio nei tessuti o sulle superfici e quindi di rimuovere lo sporco: in questo caso, in pratica, le cariche formano come delle piccole bolle che inglobano le molecole di sporco e le trattengono per poi essere “sciacquate”. Poi esistono i detersivi a base di fosfati, che riducono la durezza dell’acqua (valore legato alla quantità di sali disciolti) e quindi consentono una migliore sospensione della sporcizia, impedendole di tornare sulle superfici o tra le trame dei tessuti una volta “lavati”.

Conoscere il modo in cui agisce il detersivo ci fa comprendere perché la sua presenza in natura è così distruttiva per gli ecosistemi, soprattutto per quelli marini. Queste sostanze una volta versate negli scarichi giungono ai fiumi e al mare e immediatamente riducono l’indice d’ossigeno presente e, sopratutto, rendono inattiva la capacità delle acque di ri-ossigenarsi; in secondo luogo sono causa di una iper proliferazione delle alghe che si nutrono proprio di composti azotati e di fosfati, e la cui crescita abnorme sottrae ulteriore ossigeno all’intero ecosistema marino, lacustre o fluviale. In un ambiente già così sofferente i pesci hanno difficoltà a sopravvivere perché non riescono a “respirare” adeguatamente, ma questo sarebbe addirittura il minimo se non intervenisse ancora un ulteriore fattore: i detersivi (soprattutto i tensioattivi), possono intaccare o rimuovere interamente la pellicola protettiva composta di grassi oleosi presente sul corpo dei pesci. Questo li espone ai batteri e rende permeabile il loro organismo alle sostanze tossiche: in pratica, è come se noi ce ne andassimo in giro per la città nudi e pieni di piccole ferite. Il potere deleterio di questi agenti chimici è così alto che per togliere vita da uno specchio d’acqua basta la quantità di appena 15 parti per milione (un intero lago quindi subirebbe drammatiche conseguenze qualora le sue acque raggiungessero soltanto lo 0,0015% di concentrazione di inquinanti), mentre per distruggere le uova dei pesci sono sufficienti dosi ancora inferiori.

Ma i danni che i detersivi provocano ci riguardano anche molto direttamente: la nostra pelle è infatti sensibile tanto quanto quella degli altri animali e degli stessi pesci. Ciò significa che forse, mentre crediamo di essere allergici alla lana, alla fibra sintetica o alla polvere, non siamo nient’altro che fortemente sensibilizzati dal detersivo che rimane sui vestiti che indossiamo ogni giorno. Inoltre, riflettiamoci un momento: nel mare ci bagniamo anche noi, dell’acqua ci serviamo anche noi e i nostri campi coltivati e di pesce ci nutriamo anche noi. In sostanza gli effetti tossici dei detersivi ci ritornano indietro, sotto altre forme.

Che fare, quindi? Anzitutto è possibile cominciare a usare meno detersivo possibile. Per lavare un pavimento, per esempio, basta veramente una goccia e il fatto di usarne di più non renderà la superficie più bella e più pulita, ma solo più velenosa, per gli animali di casa, per i bambini e per i nostri piedi; lo stesso vale per i vestiti, riguardo i quali sarebbe bene tornare ai vecchi rimedi della nonna, addizionando un terzo della dose normale di detersivo con aceto, bicarbonato o limone. Oppure, molto più semplicemente, potremmo iniziare a comprare detersivi eco-compatibili, appositamente studiati e composti di sostanze totalmente naturali: oggi ce ne sono tanti e cominciano a essere presenti sul mercato un po’ ovunque, a prezzi ragionevoli. Piccoli accorgimenti che nascondono però grandi effetti, di cui tutti siamo responsabili.  Visto che, come diceva Charles Kettering, “tutti dovremmo preoccuparci del futuro, perché là dobbiamo passare il resto della nostra vita”.

Giuliano Polichetti
Chimico Farmaceutico
Specialista in Farmacologia e Tossicologia Clinica