Guadagnare riciclando plastica: si può, forse anche in Italia

Guadagnare riciclando plasticaAnche in Italia si sta valutando l’applicazione della cauzione sulle bottiglie di plastica, quella pratica che in mezza Europa incentiva i cittadini a “restituire” il vuoto in cambio di danaro. Durante il convegno “Non sprecare”, in occasione del Festival della Scienza, il sottosegretario all’ambiente Tullio Fanelli ha presentato una proposta di legge che  consisterebbe nell’applicazione di una cauzione sulle bottiglie di plastica corrispondente a 25 centesimi su ogni bottiglia acquistata, poi rimborsata al momento della restituzione del contenitore vuoto. Penso: basta bottiglie lanciate dai finestrini delle auto e dei camion, disperse nei valloni delle montagne e delle costiere, abbandonate negli angoli delle città o gettate nei fiumi. Sarebbe insomma una vera svolta rientrare in quell’ensemble di Paesi che trattano i rifiuti come risorse rinnovabili.

Sentendo questa notizia sono tornata alla mia permanenza a Berlino di qualche anno fa: tra le varie pratiche virtuose, scoprii che le casse d’acqua che acquistavo al supermercato potevano essere riconferite in una macchina mangiabottiglie, collocata proprio nel reparto bibite. Cosa ancora più straordinaria fu capire che per ogni bottiglia inserita mi venivano resi 10-15 centesimi di €, soldi che potevo reinvestire nell’acquisto di altra acqua, di cibo o di prodotti per la casa. Mi fu chiaro così che i tedeschi consideravano la mia bottiglia “materia prima” da utilizzare per realizzare altri beni; quindi, in pratica mi chiedevano di cedere un mio bene in cambio di soldi. Questa logica, che non faceva una piega in Germania, in Italia ne faceva almeno dieci. I nostri comuni hanno considerato per anni (e alcuni tuttora considerano) la raccolta differenziata come una seccatura, un onere al quale adempiere per legge; è ovvio che vedendola in questo modo noi cittadini non abbiamo che da ringraziare sentitamente coloro che per favore ci riciclano i rifiuti liberandoci dalle discariche e dall’indifferenziato. Non solo non è così, ma sui nostri rifiuti ci sono tante aziende che guadagnano, ecco perché la pratica del vuoto a rendere è economicamente giusta ed eticamente corretta.

Il pagamento del reso in Germania, infine, è anche di grande sollievo per ragazzi e senzatetto; animati dalla promessa di un esiguo ma costante guadagno le fasce sociali più disagiate sono attive in prima persona nel setacciare strade, boschi e parchi urbani, alla ricerca di bottiglie. Insomma, in conclusione, le buone prassi sono ovunque, basta saperle cogliere e replicarle. Solo una cosa non torna: era davvero necessario aspettare tanti anni per applicare (o meglio, cominciare a parlare di) un’idea cosi semplice anche nel nostro Paese? Consoliamoci con un “meglio tardi che mai”.

Alessandra De Sio
Dott. di ricerca in Marketing
Professionista del Marketing Etico e Ambientale