Green Hill, battute finali di una lotta per la libertà

Green HillGreen Hill evoca nelle memorie di tutti, animalisti e non, una vicenda triste e dalle tinte fosche risoltasi fondamentalmente bene. Almeno in apparenza e in buona parte. Dopo lo scandalo di Montichiari, dal quale sono emerse le mille verità di un’industria della vita destinata alla vivisezione, l’opinione pubblica si è finalmente mobilitata, incalzata dai sentimenti, dalla ragione o da entrambi, e ha partecipato alla liberazione di centinaia di cuccioli di beagle pronti a essere impacchettati e spediti sui tavoli di laboratorio dei centri di ricerca. Oggi, di quel maggio del 2012, sopravvivono processi (alcuni dei quali a carico di chi ha sottratto i cani all’azienda) e indagini, ma sopratutto ricordi vivi che hanno contribuito a portare grandi cambiamenti nelle nostre società, oggi non più, o almeno meno disposte a derogare in termini di “etica”.

I cagnetti salvati dalla fabbrica delle vite stanno bene; ex fattrici, riproduttori e cuccioli oggi hanno trovato casa, amore e affetto, insomma tutto quello che tra le mura bianche e il pavimento di cemento su cui sono nati non avevano mai avuto. Sono la testimonianza vivente che gli animali da laboratorio non nascono “cavie”, ma sono in tutto e per tutto identici a quelli cui attribuiamo dignità e sentimenti. L’alibi morale di molti ricercatori (ma anche dell’opinione pubblica del passato) ha sempre consistito, infatti, nel creare una barriera psicologica nei confronti di questi animali “nati con uno scopo” e cioè per essere impiegati nel progresso scientifico che salva l’umanità e quindi identificati più come oggetti che come esseri senzienti.

La battaglia contro Green Hill in Italia è stata vinta, nel frattempo l’UE si è incamminata verso l’abolizione della sperimentazione animale per la cosmesi e per tutto quanto non attenga al settore della medicina; tuttavia nel mondo sopravvivono centinaia di Green Hill e di Harlan, legate a doppio filo alle lobby farmaceutiche e della sperimentazione animale che ogni anno producono un fatturato stratosferico e nutrono un indotto ampio e ormai consolidato. Una sperimentazione alternativa invece è possibile e anzi sarebbe anche più pertinente con i livelli di progresso raggiunti dalla medicina contemporanea, sempre più mirata. Andrebbe dato finalmente spazio alle tecniche che oggi faticano ad accreditarsi proprio perché si fondano su metodi non classici; questo tuttavia sarà possibile solo se la società ripudierà con chiarezza i metodi cruenti della vivisezione.

La memoria è l’arma migliore che il cambiamento ha a disposizione, ecco perché oggi da una parte all’altra dell’Italia continuano a sopravvivere iniziative legate agli eventi di Green Hill, come quella promossa a Rivalta sul Mincio (Mantova) venerdì 31 maggio (a partire dalle ore 20.45 presso la Sala B.Ascari di via Porto) che prevede la proiezione del film documentario “Green Hill – Una Storia di Libertà”, diretto da Piercarlo Paderno (presente all’evento) e prodotto dalla Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali; un’occasione per riflettere sulla direzione che sta imboccando la nostra società e per sbirciare tra i retroscena di una storia che ha segnato la coscienza degli italiani. Partecipate, per conoscere e per ricordare che possiamo e dobbiamo essere sempre portatori della voce di chi non può parlare.

Alessandra De Sio
Dott. di ricerca in Marketing
Professionista del Marketing Etico e Ambientale

Trailer "Green Hill - Una Storia di Libertà"