Frana l’Italia senza prevenzione

Frana l'ItaliaGenova riprende a respirare, dopo un’apnea (letterale) di alcuni giorni. Ma l’emergenza non è finita, si è solo spostata: allagamenti, “bombe d’acqua” così come si dice ultimamente, trombe d’aria e frane hanno preso di mira Parma, il Piemonte e ancora alcune zone di Veneto, Lombardia e Toscana: il torrente Baganza è esondato, tra ponti chiusi e altri addirittura crollati, ad Alessandria è stato chiesto lo stato di calamità, il litorale della Versilia ha visto stabilimenti balneari e non solo spazzati via. Un po’ ovunque piovono frane, le vie di trasporto vengono interrotte o distrutte, abitazioni e industrie rimangono isolate, trombe d’aria smantellano tetti e capanni, uno scenario apocalittico che fa sentire i cittadini sotto assedio e in balia delle forze della natura. E siamo in autunno, nemmeno a metà.

Verrebbe da pensare davvero, dunque, che l’Apocalisse è vicina, ma con un po’ di obiettività sono due i fattori che vanno considerati con reale serietà: è in atto una tropicalizzazione del clima, il nostro Paese non fa prevenzione ed è una piastra di cemento abbandonata a se stessa.

A Genova, oltre al danno la beffa, si indaga per disastro colposo e omicidio colposo. Nel mirino ci sono le opere compiute e quelle non realizzate, benché promesse, in ambito idraulico, la manutenzione degli alvei e troppo troppo altro. Parte anche la conta dei danni e le cifre fanno girare la testa, già adesso ammontano a 300 milioni di euro e l’inverno non è ancora iniziato. Si è detto più volte che la prevenzione costa infinitamente meno del risanamento successivo a questi eventi, ma pare che a nessuno importi e che, in fondo, se non ci scappa il morto non è bello. Le casse dello Stato sono decisamente messe male, è vero, ma com’è possibile ragionare sempre per emergenza, sempre ex post e mai cominciare le cose col piede giusto, senza mai creare le premesse per un futuro sano?

Il nuovo Governo ha ritenuto prioritario affrontare il dissesto idrogeologico italiano e qualcuno ha sperato che realmente fosse così, invece ciò che di fatto è stato stabilito dal Decreto Sblocca Italia è la semplificazione di commissariamenti e deroghe per le emergenze da abbinare a un massiccio piano di cementificazione. Ancora. È dimostrato, l’unica strada percorribile è il riutilizzo delle strutture esistenti, il miglioramento dei servizi offerti al cittadino (pensiamo al trasporto pubblico che se funzionasse davvero non obbligherebbe alla strutturazione di mega-parcheggi, mega-autostrade e via andare), la bonifica delle montagne e dei letti dei fiumi, la restituzione alla natura della capacità di drenare da sé le masse torrenziali d’acqua. Non è un passo indietro è semplicemente un nuovo approccio alle cose, perché se è vero che aprire i cantieri genera un indotto, riqualificare gli esistenti ne genera due, uno diretto legato all’edilizia, uno indiretto legato all’ambiente e al mantenimento di uno stato ottimale dei territori. Quest’ultimo, benchè non se ne colga il valore immediatamente, è il salvagente del primo.

Cosa dire? Che siamo preoccupati per quel che sta succedendo? Meglio dire che lo siamo per quello che succederà se non ci divincoliamo da una logica anni ’70 dell’edilizia, dell’urbanizzazione e della gestione dell’ambiente.

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale