Do you Shwop? Vecchie pratiche, nuove iniziative. Green

Joanna Lumley per la campagna Shwop di M&SCi stiamo abituando a considerare il mondo degli spazi commerciali green come luogo di soluzioni ad alta tecnologia, che coinvolgano la progettazione degli spazi, l’utilizzo massiccio di energie rinnovabili e di materiali eco-friendly: una sorta di Star Trek a impatto zero! Non è un caso che la maggior parte delle realtà green di successo planetario abbiano seguito questa strada, ma non è l’unica. A partire dallo scorso Aprile il colosso del fast fashion inglese Marks&Spencer ha lanciato per esempio la campagna Shwop, invitando le migliaia di consumatori che ogni giorno visitano i suoi punti vendita a portare con sé dei vecchi abiti e a donarli inserendoli in appositi box.

I vestiti così raccolti vengono gestiti da Oxfam, associazione internazionale non a scopo di lucro, con l’esplicito fine di combattere povertà e ingiustizia a livello globale. I risultati? Ottimi! Gli obiettivi? Avere un rapporto di 1 a 1 tra numero di capi venduti dal gruppo e numero di capi raccolti tramite la campagna. “Change the World, Shwop” è il claim riuscitissimo della campagna.

L’idea alla base dell’iniziativa rievoca le rassicuranti atmosfere di raccolte parrocchiali e di scambi di vestiti tra amici e parenti, ma si giova della prorompente forza comunicativa di un colosso come M&S che con il suo Plan A per la sostenibilità ha inanellato negli ultimi anni record di performance ambientali a cui tutto il mondo della GDO guarda con ammirazione.

Questa campagna ci piace molto, perché ci ricorda che gli spazi commerciali che si evolvono in chiave Super Green non si misurano solo in termini di ottimizzazione di processi produttivi, implementazione di protocolli e certificazioni e di investimenti tecnologici strutturali ma passano anche dalla rivalutazione di pratiche che hanno al centro le persone, i loro comportamenti quotidiani e, sopratutto, la loro empatia.

Luca Calvaruso
Blogger & Web Marketing
Milano Retail Tour

Sito Marks&Spencer