Didattica ambientale: eredità per nuove generazioni

Didattica ambientaleÈ difficile pensare di vivere in armonia con la natura quando diventiamo spettatori (e vittime) di fenomeni distruttivi quali per esempio lo tsunami del 26 dicembre 2004 nel quale trovarono morte e distruzione persone, animali e interi villaggi; in quei momenti sembra che la natura sia una forza oscura pronta a farci del male. Tuttavia, se è vero che terremoti, eruzioni vulcaniche e inondazioni sono fenomeni ineluttabili, vale la pena interrogarsi sui criteri che l’uomo usa per modificare l’ambiente e che inevitabilmente durante questi accadimenti gli si ritorcono contro, spesso nel peggiore dei modi.

La differenza tra i disastri naturali e quelli dovuti all’uomo è, infatti, molto semplice: se i primi non sono evitabili, i secondi lo sono. Dello tsunami si è parlato tanto e grande è stata la mobilitazione internazionale, ma pochissimo si è detto sul fatto che le coste più colpite sono state quelle private (dall’uomo) delle mangrovie, deforestate e deturpate da scavi e cemento, come poco si è parlato del fatto che a pagare a più caro prezzo sono state le fasce disagiate della popolazione.

Ecco che allora il termine “sostenibilità” assume un significato economico e sociale. Lo sviluppo industriale incontrollato e lo smaltimento dei rifiuti tossici si accompagnano spesso a squilibri sociali dovuti a varie forme di discriminazione, allo sfruttamento del lavoro e delle fasce più deboli. In una parola, la distanza tra Nord e Sud del mondo si divarica proprio laddove l’intervento umano sull’ambiente è più aggressivo e deleterio (Amazzonia?); ecco perché è necessario agire incisivamente sulla cultura della nostra società.

La cultura dell’ambiente, infatti, è una cultura dell’agire comune, per il bene della collettività, e pone come base di qualunque azione l’etica. Essa educa la società a percepire la natura come un patrimonio condiviso di salute, di valori e di bellezza, ed è proprio per questo che ogni società dovrebbe occuparsi di trasmetterla in modo virale e anche noi, nel nostro piccolo e nella nostra quotidianità, dovremmo imparare a capire la cultura ambientale o meglio il modo in cui può essere trasmessa al nostro prossimo.

Ma vediamo di cosa parliamo. Esiste un’innata attrazione tra ragazzi in età adolescenziale e la natura, alcuni studiosi di psicologia e sociologia avanzano l’ipotesi che essa possa essere il risultato di un retaggio biologico, un istinto innato che genera curiosità e propensione attraverso i sensi: vista, tatto, olfatto, udito, gusto. I metodi applicati nella didattica ambientale mirano a sviluppare proprio attraverso questo approccio istintivo gli strumenti necessari a interpretare correttamente i segnali che la natura ci invia e di conseguenza il funzionamento dei suoi meccanismi. Pertanto, per quanto simile a un gioco, questo metodo potrebbe essere una breve ma interessante guida che ci faccia da stimolo per la ricerca di un contatto con la natura e che ci aiuti anche ad apprezzarne il valore. La didattica ambientale oggi si sta diffondendo molto tramite associazioni ambientaliste e non, e punta in grande misura all’attività partecipativa (attraverso eventi, escursioni, laboratori e cosi via).

Uno dei motivi che finora hanno reso fallimentare il suo ruolo nella nostra società sta nel fatto che, per molto tempo, le si è attribuito uno stile didattico scolastico, legato alle scienze naturali. Educare all’ambiente non è assolutamente questo: non ha nessun significato conoscere come funziona la fotosintesi se poi non si prova intimamente rabbia per un bosco che brucia, come non basta conoscere a memoria il nome scientifico di piante e animali se poi non ci si pone in difesa del loro ambiente rispetto a cemento e inquinamento.

L’educazione ambientale è strutturata per proporre, in relazione alla sensibilità delle persone, dimensioni educative profonde e rivolte al cambiamento sociale e personale (seppur nel rispetto delle differenze) e mira alla costruzione di un mondo solidale, responsabile e migliore. Il suo obiettivo principale è la conservazione della biodiversità e la diffusione culturale. Importante nel percorso formativo è lo sviluppo di strumenti psicologici per affrontare la diversità (sia essa biologica e non, sulla quale non abbiamo controllo e che per ciò ci fa paura) e per imparare ad amarla. La divulgazione di questa cultura dovrebbe essere adottata sia all’interno delle nostre istituzioni scolastiche che in ogni contesto dove sia possibile interagire con la natura, anche per sviluppare uno spirito critico nei confronti della gestione dell’ambiente.

La buona notizia è che oggi più che mai si stanno proponendo in maniera sempre più massiccia attività didattiche che hanno come principale scopo quello di sensibilizzare le nostre future generazioni. Allo stesso tempo è responsabilità di ciascuno di noi, non solo lottare per salvare la Terra ma anche nutrire i nostri eredi con una mentalità ecosostenibile.

Agnese Ficetola
Sociologa
Consulente in Sociologia dell’Ambiente